Bivacchi al centro dell’attenzione: tra patrimonio a rischio e nuove proposte sperimentali
Seppur in forma embrionale, “Cantieri d’alta quota” sta pian piano diventando quello che auspicavamo fosse: non solo un libro ma una libera piattaforma di scambio d’informazioni, conoscenze e idee tra tutti gli appassionati di montagna interessati al tema della storia e dell’attualità della costruzione dei rifugi alpini.
Il tema della nuova Newsletter sul quale desideriamo soffermarci è quello dei bivacchi, visto da due prospettive opposte: quella della tutela e quella del progetto. Leggi il resto di questo articolo »
Se il buongiorno si vede dal mattino
Il progetto “Cantieri d’alta quota” ha mosso i suoi primi passi con le prime tre presentazioni del libro omonimo a Torino (Museo nazionale della Montagna, 22 novembre), Biella (circolo “Il Commerciale”, 1 dicembre) e Ivrea (CAI, 2 dicembre). Buoni i riscontri di pubblico e critica, a dimostrazione che il tema della storia e dell’attualità della costruzione dei rifugi interessa trasversalmente sia gli appassionati della montagna sia gli addetti ai lavori. Vivaci, infatti, sono stati i dibattiti seguiti alle comunicazioni ufficiali.
Su tutti, è prevalso il leit motiv della “modernità” degli interventi recenti nel loro rapporto, cercato o negato, con il contesto ambientale. Come il progetto può esprimere l’”essere del proprio tempo” senza negare il tradizionale ruolo di protezione che deve svolgere il rifugio? La baita è ancora un modello o è sempre stato un modello frainteso, perchè riferito a un ambiente che non è quello estremo dell’alta quota? Il mimetismo con la natura è una soluzione? Le nuove opere sono troppo costose? Principali “pietre dello scandalo”, il nuovo bivacco Gervasutti alle Grandes Jorasses (che ha saputo “bucare lo schermo” dei dibattiti riguardanti ristrette cerchie per raggiungere un pubblico allargato anche ai non esperti), seguito dalla nuova Monterosahütte e dai nuovi rifugi Gonella e Goûter.
Ma sono emerse anche altre sollecitazioni, che vanno nella direzione da noi auspicata di raccogliere informazioni, documenti e memorie inerenti la storia dei rifugi. Ad esempio, Irene Affentranger a Torino ha raccontato un aneddoto sulle divisioni di proprietà dei rifugi a seguito delle ridefinizioni dei confini nazionali dopo la Prima guerra mondiale. Mentre a Ivrea si è presentato il figlio di un artigiano, scomparso pochi giorni prima all’età di cento anni e detentore del brevetto Apollonio per la costruzione del noto bivacco a 9 posti. O ancora, sempre a Ivrea, il padre di Elena, in memoria della quale sull’Aconcagua è stato costruito due anni fa il rifugio più alto del pianeta che, durante le avverse condizioni meteo che sono invece a lei state fatali, ha già salvato 7 vite nei 3 mesi della stagione alpinistica.
Le presentazioni del libro proseguono: a Oulx (6 gennaio), nuovamente a Torino (Circolo dei lettori, 23 gennaio, ore 18), a Bardonecchia (palazzo delle feste, 4 febbraio, ore 21).
E, a riprova dell’interesse per il tema, vi anticipiamo che la Rivista del CAI pubblicherà, nel numero di febbraio, un nostro contributo sulla storia dei rifugi, corredato da una ricca selezione d’immagini.
Intanto, v’invitiamo a diffondere la newsletter presso tutti gli appassionati e a scriverci: pubblicheremo le vostre lettere al fine di aprire un dibattito costruttivo.
Per il momento, cogliamo l’occasione per augurarvi un 2012 ricco di serenità e di soddisfazioni montane e alpinistiche… con escursioni nei rifugi, ovviamente!
Il team di “Cantieri d’alta quota”
Luca Gibello, Roberto Dini, Giorgio Masserano
Montagne360° – C.A.I.
Sul numero di febbraio 2012 della rivista del Club Alpino Italiano “Montagne360°” ci è stato chiesto di curare il Portfolio, avente per tema un breve excursus sulla storia della costruzione dei rifugi e bivacchi, in seguito alla pubblicazione del nostro libro Cantieri d’alta quota.
