di Luca Gibello

Forse sono rimaste impresse nelle menti di molti di noi le immagini invernali dei migranti impegnati ad attraversare il confine italo-francese dalla Valle di Susa (Bardonecchia) verso Nevache in corrispondenza del Colle della Scala. Un valico accessibile ed ameno d’estate che, nello scorso inverso nevoso, si è incredibilmente trasformato in scenario di tragedia e morte, proprio al centro della civilissima Europa, in cui alcuni Stati hanno ripreso a presidiare e delimitare i confini.

Certo, per questioni al confronto del tutto futili, apprendiamo tuttavia con disappunto che, a causa dello scioglimento dei ghiacci, con la modificazione della linea di confine italo-svizzera in corrispondenza del Plateau Rosa, è in corso una vertenza amministrativa circa le competenze tra i Comuni di Valtournenche e Zermatt intorno al rifugio Guide del Cervino (3480 m), che ora si scopre per tre quarti in territorio elvetico.

Sembra di rivivere, in toni soft, la vicenda del rifugio Venna alla Gerla / Landshuterhütte in Val di Vizze (Bolzano, 2693 m), diviso in due tra Italia e Austria in seguito ai trattati di pace dopo la Prima guerra mondiale e “ricomposto” solo nel 1989 con il nome di Europahütte, in omaggio all’unità tra i popoli.

Bei tempi, verrebbe da dire, visti gli odierni. Tuttavia, per non perdere fiducia e ottimismo, preferiamo chiudere guardando a un’altra vicenda dei nostri giorni che va invece in tale direzione. Dal 9 giugno è infatti percorribile, sempre tra Italia (province di Belluno e Bolzano) e Austria, il sentiero “Dolomiti senza confini”, un percorso che collega 17 rifugi e punti d’appoggio presso malghe distribuiti tra Cadore, Comelico, Pusteria e Tirolo.