Il locale invernale del rifugio Pradidali è uno dei 4 vincitori del Premio “Costruire il Trentino”

Istituito nel 1997 dal CITRAC (Circolo Trentino per l’Architettura Contemporanea) su base triennale, il Premio “Costruire il Trentino” riguarda progetti realizzati nel campo dell’architettura, dell’infrastrutturazione, dell’arredo e della trasformazione in generale del territorio della Provincia Autonoma. La sesta edizione (relativa a opere realizzate tra 2013 e 2016, e i cui esiti sono stati resi noti a inizio 2018) ha visto la partecipazione, per autocandidatura, di 132 opere, distribuite quasi uniformemente sull’intero territorio provinciale. Tra i 4 vincitori (cui vanno aggiunte 6 menzioni) figura anche un intervento ad alta quota: il locale invernale posto a pochi metri dal rifugio Pradidali (2278 m), nel gruppo delle Pale di San Martino di Castrozza. L’intervento, firmato da Giacomo Longo, Lucia Pradel e Andrea Simon, interpreta e vivifica – alla piccola scala – una tradizione tipologica e costruttiva consolidata, sapendo tuttavia dimostrarsi opera pienamente contemporanea. Un atteggiamento confermato dalle motivazioni della giuria che ha conferito il riconoscimento:

«L’edificio interpreta la rovina preesistente come un basamento su cui si imposta la nuova costruzione, che ha la capacità di rielaborare l’iconografia del rifugio senza mimesi, pur coltivando un dialogo di continuità. Le dure condizioni meteorologiche del sito e l’asprezza del paesaggio circostante governano l’intervento. L’espressione esterna del piccolo manufatto riecheggia i ripidi tetti a falda tradizionali, ma ne svela il carattere di “abito” all’entrata e nelle facciate trasversali, che risultano quasi interamente traforate. La lamiera grigia e il legno esterno che con il tempo diverrà anch’esso grigio ben si fondono cromaticamente con il paesaggio pietrificato dell’intorno. All’interno gli spazi letto sono disposti con frugalità, ma con estrema cura per i dettagli; inoltre, l’atmosfera luminosa, costruita dalla collaborazione tra la disposizione spaziale e la realizzazione materiale, offre una nuova lettura del tema del rifugio, proponendolo come un luogo di luce e ariosità. All’intervento va riconosciuta la capacità di interpretare con freschezza un repertorio della tradizione, portando l’attenzione sulla necessità di continuare a investire – con spirito al tempo stesso rispettoso e innovativo – sulle infrastrutture del territorio montano».