Una riflessione sulla possibile introduzione del numero chiuso per la salita al Monte Bianco

di Luca Gibello

In epoca pre-contemporanea, nelle città europee esistevano le cinte daziarie. Poi, con l’abbattimento di mura e bastioni, sono saltate, in modo che persone e merci potessero entrare e uscire liberamente dai centri abitati.

Ora, se preoccupa che a Venezia, soffocata dai turisti mordi e fuggi, venga introdotto il numero chiuso giornaliero con tanto di tornelli, la prospettiva assume toni grotteschi se pensiamo a misura analoga per il lato francese del Monte Bianco, secondo le intenzioni del sindaco di Saint-Gervais. L’accesso al comprensorio del Bianco è un po’ più difficilmente circoscrivibile rispetto a quello delle calli veneziane; ragion per cui, se dovrebbe essere scongiurata l’ipotesi d’incontrare, tra prati, pietraie e ghiacciai, una barriera (di filo spinato?), correremo invece il rischio d’incappare in un controllo dei gendarmi per verificare se abbiamo il pass. Se in difetto, giocheremo forse a guardie e ladri fuori dai tracciati, rischiando di romperci una volta in più l’osso del collo? Se il permesso, faticosamente ottenuto, coinciderà con giorni di meteo da lupi, ce la giocheremo lo stesso? Se rientreremo sul lato francese in uscita da vie italiane troveremo chiuse le porte dei rifugi e aperte quelle della galera?

Quella della montagna è pratica outdoor, non indoor, e non è (solo) uno sport, quindi è un qualcosa di non (totalmente) misurabile e regolamentabile, come invece vorrebbe la nostra “società sicuritaria” (come ci ricorda Annibale Salsa). Tutto ciò, non fa altro che accrescere la deresponsabilizzazione collettiva, a discapito della consapevolezza individuale delle situazioni. In tal caso, ben hanno ragione coloro che invocano lo slogan “Vietato vietare”.

Ma… non è che per caso, poi, tutto ciò ce lo stiamo meritando, visto che qualcuno di noi ha scambiato le montagne per un palasport con tanto di pista di atletica per le corse in velocità con scarpette griffate, oppure per un ring di boxe (come dimostra, per restare al Monte Bianco, l’assalto di quegli “alpinisti” alle guide che li avevano apostrofati circa la conduzione della cordata)?