Inaugurato in Austria un rifugio alpinistico in funzione anche in inverno

di MATTEO TRENTINI

 

Non poteva essere inaugurata in condizioni migliori la nuova Seethalerhütte (2740 m) nel massiccio austriaco del Dachstein, in un dedalo di rupi e ghiacci al confine tra Alta Austria e Stiria. Un inverno d’altri tempi con nevicate eccezionali e temperature finalmente adeguate al calendario ha infatti fatto da cornice alla giornata d’inaugurazione, il 25 gennaio scorso, di un rifugio che, per le sue specificità architettoniche, l’Alpenverein (OEAV), il Club Alpino Austriaco, vuole abbia un ruolo esemplare per altri interventi simili. Non è infatti un caso che l’edificio sia entrato in funzione in pieno inverno: esso va ad affiancare un precedente ricovero, realizzato nel 1929, che non era stato pensato per l’attività invernale. Frutto di una stretta sinergia tra i consulenti dell’OEAV e gli architetti dello studio Dreiplus, con sedi a Innsbruck e Graz e già autori di progetti simili come la Salmhütte (2644 m) nel massiccio del Großglockner, il nuovo rifugio sarà infatti ora chiamato a rispondere ad un approccio alla montagna che, anche a causa dei cambiamenti climatici, si sta sempre più radicalmente trasformando. L’alta quota diventa meta sempre più ambita dagli alpinisti anche durante la stagione invernale, come testimoniano per esempio i circa 600.000 scialpinisti che frequentano la montagna austriaca anche nei mesi più freddi.

Esito di un concorso di architettura bandito dal Club Alpino Austriaco a cui hanno partecipato undici raggruppamenti di professionisti, e realizzato in parte grazie ad una campagna di auto-finanziamento, il nuovo edificio s’impone per il volume essenziale che si relaziona al delicato contesto ambientale del ghiacciaio dell’Hallstatt. Il rifugio, dalla figura chiaramente definita nella sua geometria, non eccede di fatto le misure di una comune residenza mono-famigliare.

Particolarmente rilevanti in un contesto simile si sono ovviamente rivelati gli accorgimenti tecnici e fisici del progetto. Poggiato su un basamento di calcestruzzo per limitare per quanto possibile i movimenti di una situazione geologica alquanto complicata, l’edificio presenta ai piani fuori terra una struttura lignea prefabbricata che ospita circa 40 alpinisti in 5 camerate, oltre ad un locale invernale. Particolare attenzione è stata dedicata alla facciata meridionale, la cui inclinazione permette il migliore soleggiamento diretto verso i pannelli fotovoltaici ivi installati.

Una forma compatta, quindi, dettata tanto dalla particolare situazione geografica dell’intervento quanto dal principio progettuale seguito dagli architetti, che va ad aggiungere un tassello prezioso alla recente serie di ricoveri di pregevole qualità architettonica lungo tutto l’arco alpino.