Considerazioni a margine del nuovo bivacco Matteo Corradini alla Cima Dormillouse

 

di LUCA GIBELLO

Un altro bivacco che punteggia una vetta, voluto da genitori straziati dalla scomparsa di un figlio. È quello collocato da luglio 2019 sulla Cima Dormillouse (2.908 m), montagna delle Alpi Cozie sul confine italo-francese, nel territorio di Cesana Torinese (Piemonte). Onora la memoria di Matteo Corradini, giovane appassionato di alpinismo deceduto nel 2017 a 21 anni dopo 4 anni di lotta contro il linfoma di Hodgkin. Il progetto, firmato dagli architetti Andrea Cassi e Michele Versaci, si presenta come un parallelepipedo rettangolo, rivestito in metallo nero, rastremato verso le due estremità e poggiato a terra solo nella parte centrale, in corrispondenza dell’entrata. L’interno, in legno di pino cembro, si configura con ripiani a gradoni su cui dormire, ma anche conversare, organizzati a specchio rispetto all’area d’ingresso centrale e aperti, da ambo le estremità, sul paesaggio delle opposte vallate italiana e francese grazie a grandi finestre. La struttura è stata montata in sito in una settimana tramite trasporto in elicottero dei componenti, pre-assemblati a valle in officina.

In attesa di verificare l’esito dal vero, alcune considerazioni; lasciando per ora tra parentesi quelle inerenti la reale utilità di un punto di appoggio su una vetta che è un punto d’arrivo. Dopo il Gervasutti, il tipo della struttura-cannocchiale (qui addirittura in un’inedita versione raddoppiata, con aperture su entrambe le terminazioni dell’asse longitudinale) va per la maggiore. È ormai superata l’idea del bivacco come attrezzatura rigorosamente minima per il ricovero estemporaneo (estremo), a favore dell’idea di un dispositivo di valorizzazione paesaggistica (da dentro verso fuori e viceversa), che all’interno possa anche innescare dimensioni contemplative. Analogamente, le misure trascendono lo stretto necessario e si fanno più generose: altro che i 3 x 2 metri con 9 posti letto del modello Apollonio! D’altro canto, se guardiamo ad altri abitacoli minimi, pensiamo a come si siano “gonfiate” le nostre automobili negli ultimi tempi: sembra infatti impensabile che, in una vecchia Fiat 500, una volta stessimo in quattro… L’alpinismo cosiddetto “eroico”, con tutti i suoi miti e le sue retoriche, riposi pure in pace. E con esso, anche l’idea di mettere a punto strutture standard da installare indifferentemente ovunque, come erano i modelli Ravelli e Apollonio.