Gli esiti di un workshop multidisciplinare del Politecnico di Torino in collaborazione con il CAI Aosta e con Cantieri d’alta quota ed Esprisarvadzo

 

di ELEONORA GABBARINI e SILVIA FAVARO

Dal 30 settembre al 5 ottobre 2019 si è svolto, presso il rifugio Crête Sèche (2410 m) nel territorio comunale di Bionaz (Aosta), il workshop “Atelier 2000. Scenari di progetto in alta quota”, organizzato dal centro di ricerca IAM – Istituto di Architettura Montana (Dipartimento di Architettura e Design) del Politecnico di Torino. Coordinato da Roberto Dini e svolto in collaborazione con il CAI Aosta e le associazioni Cantieri d’alta quota ed Esprisarvadzo, “Atelier 2000” è stato per gli studenti un’importante occasione di confronto con gli esperti del settore tra cui geologi, ingegneri ambientali, guide alpine, progettisti e costruttori di strutture in alta quota.

A partire dall’analisi degli specifici casi studio, il laboratorio didattico ha affrontato le questioni e le problematiche emergenti dei territori d’alta quota, fornendo conoscenze e metodologie progettuali applicabili anche in altri contesti dall’elevato valore paesaggistico. Come sempre, la montagna conferma il suo ruolo di palestra progettuale, per comprendere questioni attuali anche in ambito urbano, di cui oggi s’inizia finalmente a discutere in termini reali di sostenibilità: cambiamento climatico, consumo di suolo, risparmio energetico, ma anche atteggiamento nei confronti delle preesistenze e del paesaggio naturale. In montagna ci si confronta realmente con la modificazione del paesaggio dovuta all’innalzamento delle temperature e si può constatare a poca distanza lo scioglimento dei ghiacciai; si misura sul campo la necessità di prevedere ambienti adatti alla vita in tutte le condizioni meteorologiche e si comprende cosa significhi la sovrapproduzione di rifiuti. Si fronteggia, dunque, una molteplicità di temi che, spesso, se considerati in un contesto urbano, possono a torto risultare distanti dalla realtà dello studente di architettura e futuro progettista.

I temi trattati nel workshop hanno spaziato dalla progettazione territoriale fino ad arrivare alla scala edilizia e tecnologica: alpeggi, rifugi e bivacchi sono stati oggetto di ragionamenti e scenari progettuali durante la settimana di full immersion alpina. I 23 studenti selezionati hanno partecipato con entusiasmo ad un’intensa e, per molti di loro, totalmente nuova, esperienza didattica montana. “Atelier 2000” si è interamente svolto presso il rifugio valdostano che gli studenti, i docenti e i primi ospiti hanno raggiunto a piedi con l’assistenza della guida alpina Cristian Brédy (Esprisarvadzo) che, anche nei giorni successivi, ha rappresentato un punto di riferimento anche nella comprensione delle necessità degli abitanti permanenti e temporanei dei territori montani.

La giornata di sopralluogo nelle aree di progetto, distribuite su un territorio con un dislivello complessivo di quasi 1000 m, è stata fondamentale per comprendere il legame che esiste tra il progetto e la sua concretizzazione in un contesto reale, in particolar modo in un territorio complesso come quello montano. La progettazione di un bivacco o di un rifugio, o di qualsivoglia costruzione inserita in un ambiente dalle caratteristiche non convenzionali, necessita infatti di accortezze distributive e logistiche acquisibili non solo grazie alla consultazione della bibliografia messa a disposizione degli studenti da parte dei docenti e al racconto delle esperienze progettuali di questi ultimi, ma anche e soprattutto dal confronto reale con le condizioni di vita in alta quota. Per queste ragioni, la permanenza in loco è stata fondamentale per la riuscita del workshop.

Le giornate si sono susseguite tra il lavoro in “aula” e le conferenze da parte di docenti e ospiti esterni. In particolare, don Ivano Reboulaz (presidente CAI Aosta) ha illustrato gli avvenimenti storici riguardanti l’area del Crête Sèche, mentre Luca Gibello (Cantieri d’alta quota) e Roberto Dini (Cantieri d’alta quota – Politecnico di Torino) hanno introdotto il tema della progettazione in alta quota, approfondito da Stefano Girodo (Cantieri d’alta quota – Politecnico di Torino – Leapfactory) che ha mostrato alcuni casi di bivacchi, dalla scala progettuale a quella tecnologica/costruttiva; Valerio De Biagi (Politecnico di Torino) ha invece illustrato i rischi dovuti ai fenomeni valanghivi e franosi. Il geometra Fabrizio Venturini ha illustrato nel dettaglio l’area di progetto dell’alpeggio Baou Lo Bouque, mentre Enrico Giacopelli e Mauro Falletti (GStudio) hanno condiviso la propria esperienza progettuale in materia di rifugi. Infine, Piermauro Reboulaz, restauratore di opere d’arte ed esperto di lavorazione del legno, ha spiegato agli studenti il lavoro di recupero di un rascard valdostano, tipica costruzione alpina Walser in pietra e legno. La presentazione finale di “Atelier 2000” si terrà invece il 14 novembre, presso la sede di Architettura del Castello del Valentino – questa volta in contesto urbano.