Rifugi

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Rifugio Paolina

rilevatori: Stefano Ambrosini, Matteo Fallucca, Matteo Santoni (Corso di Disegno automatico, Corso di Laurea in Ingegneria edile – Architettura dell’Università di Trento, prof.ssa Giovanna Massari)

Sorge nella parte meridionale del Gruppo del Catinaccio, ai piedi della Roda di Vaèl sopra la località Carezza e il passo di Costalunga, nei pressi della stazione a monte della seggiovia Paolina, con panorama sul fondovalle e sul complesso del Latemar. L’edificio, di medie dimensioni, serve soprattutto il comprensorio sciistico e si compone di due volumi principali, costruiti rispettivamente nel 1954 (4 anni dopo la realizzazione dell’impianto a fune) e nel 1981 a seguito di un ampliamento. E’ gestito dalla seconda generazione di proprietari privati che l’hanno costruito

Rifugio Roda di Vaèl

rilevatori: Riccardo Bailoni, Nicola Callegaro, Leonardo Gaggia (Corso di Disegno automatico, Corso di Laurea in Ingegneria edile – Architettura dell’Università di Trento, prof.ssa Giovanna Massari)

Nella parte meridionale del gruppo del Catinaccio, ai piedi del Croz di Santa Giuliana e della Punta del Masarè, è uno dei rifugi di riferimento del comprensorio. Dopo che, a inizio Novecento, nell’alta valle del Vajolòn sotto la Cima delle Coronelle era stato costruito un primo rifugio (Kölner Hütte), si deve alla sezione di Welschnofen (Nova Levante) del DOeAV nel 1906 la realizzazione di un ricovero per una ventina di posti letto sulla sella del Ciampaz denominato Ostertag Hütte (dal cognome dell’industriale di Stoccarda Karl Ostertag Siegle che lo ha finanziato). Tra i promotori figura anche Theodor Christomannos (cfr. alle note), già fautore del Grand Hotel Carezza e della “Strada delle Dolomiti” che transitava dal sottostante Karerpass, il passo di Costalunga. Dal 1921 passa di proprietà alla SAT, che gli impone il nome attuale. A metà anni ottanta il rifugio è completamente ricostruito e ampliato; nell’occasione, la sala refettorio è intitolata a Marino Stenico (1916-1978), uno degli arrampicatori più valenti dell’alpinismo dolomitico

 

Rifugio Vajolet

rilevatori: Anna Bonadimani, Alberto Refatti, Andrea Zaniboni (Corso di Disegno automatico, Corso di Laurea in Ingegneria edile – Architettura dell’Università di Trento, prof.ssa Giovanna Massari)

Primo rifugio costruito nel gruppo del Catinaccio (val di Fassa), è fondato nel 1897 col nome di Vajoletthütte dalla sezione di Lipsia del DOeAV e registra numerosi ampliamenti e ristrutturazioni fino al 1923, quando il governo italiano lo affida in gestione alla SAT, per poi cederlo definitivamente a questa nel secondo dopoguerra. A inizio Novecento, con 140 posti letto, figura tra le più grandi strutture nel suo genere e richiama nelle massive sembianze l’albergo di montagna. Collocato al centro del vallone sopra la conca di Gardeccia, in posizione baricentrica rispetto agli itinerari e alle ascensioni più importanti e frequentate nella zona delle torri del Vajolet e nel cuore del Catinaccio (Rosengarten), nel primo dopoguerra è per lungo tempo legato alla figura e alle imprese di uno dei grandi interpreti dell’alpinismo dolomitico, Tita Piaz (1879-1948). Quando il contratto di gestione non gli sarà rinnovato dal regime per la sua opposizione al fascismo, egli adatterà a rifugio il piccolo capanno di servizio costruito nei pressi, intitolandolo all’amico-rivale stiriamo Paul Preuss (1886-1913)

Rifugio Paul Preuss

rilevatori: Stefania Betta, Elena Todescato, Sara Zoppi (Corso di Disegno automatico, Corso di Laurea in Ingegneria edile – Architettura dell’Università di Trento, prof.ssa Giovanna Massari)

Tra i primi rifugi costruiti nel gruppo del Catinaccio, sorge nella conca di Gardeccia (val di Fassa) su un poggio al centro del vallone in posizione panoramica e baricentrica rispetto agli itinerari e alle ascensioni più importanti e frequentate della zona. Costruito originariamente dall’alpinista e guida alpina Tita Piaz (1879-1948, già gestore del limitrofo rifugio Vajolet, da lui abbandonato a fine anni venti per dissidi con il regime fascista), è stato completamente ricostruito nel 1988. Il suo aspetto si discosta dalla possanza e solidità che in genere connota i rifugi alpini, indulgendo verso il carattere di uno chalet di villeggiatura di media quota. Dedicato all’alpinista stiriamo Paul Preuss (1886-1913), è sempre stato gestito dalla famiglia Piaz

Rifugio Malga Andalo

rilevatori: Gabriele Cetto, Rubens Hushi, Furio Magaraggia (Corso di Disegno automatico, Corso di Laurea in Ingegneria edile – Architettura dell’Università di Trento, prof.ssa Giovanna Massari)

Situato alle pendici Nord Est del Monte Daino, sopra il lago di Molveno di fronte all’altopiano di Pradel, sulla sinistra orografica della valle delle Seghe. Il territorio denominato “Casinati”, sul quale è stato edificato, ha una superficie complessiva di poco meno di 150 ettari. Il fabbricato e le sue pertinenze sono di proprietà del Comune di Andalo, ma sono comprese nel Comune catastale di Molveno. Tale immobile è l’unico edificio ricettivo che il Comune di Andalo possiede in montagna. La struttura esistente, storicamente usufruita per l’alpeggio non più praticato, è adibita a rifugio per escursionisti da più di trent’anni e solo recentemente è stata riclassificata “edificio ricettivo”. È punto di passaggio per gli escursionisti diretti ai rifugi più ambiti, che si trovano a quote maggiori