Il bilancio dell’attività 2015 di Cantieri d’alta quota è positivo e, con l’appuntamento al Museo geologico delle Dolomiti di Predazzo (dal 18 dicembre al 19 febbraio 2016) la mostra sui rifugi raggiunge la 34° tappa

 

L’associazione culturale, fondata a Biella nel maggio 2012, continua a perseguire il suo obiettivo: favorire gli scambi tra operatori e appassionati intorno al tema dei rifugi alpini e dei bivacchi, contribuendo all’opera di sensibilizzazione circa la loro valenza patrimoniale.

Ecco qualche dato. Le due versioni della mostra itinerante (“Rifugi alpini ieri e oggi. Un percorso storico tra architettura, cultura e ambiente”, più didascalica e adatta a un pubblico generico, approntata dal 2012; “2000 metri sopra le cose umane. I rifugi alpini: storia, tipologia, funzioni”, più di approfondimento tecnico, approntata dal 2014) hanno raggiunto in totale le 34 tappe di un’avventura cominciata nel 2012. Quest’anno sono state ospitate a Sestola (prima volta nell’Appennino), Sestriere, Cuneo (con la realizzazione di 4 nuovi pannelli inerenti una selezione di ricoveri nella Provincia), Caderzone Terme, Longarone (presso la fiera Arredamont), Monza, Torino (presso la fiera Restructura; nella foto di Teo Ferri) e Predazzo (dal 18 dicembre al 19 febbraio 2016 presso il Museo geologico delle Dolomiti).

Intanto, il 2015 ha segnato il varo della versione della mostra “2000 metri” tradotta in francese e tedesco e affidata al Club Alpino Svizzero che la sta accompagnando in vari luoghi nel biennio 2015-16: partita da Berna, è approdata a Winterthur, Glarona, Ginevra e Friburgo.

Cinque nuove occasioni d’incontro (a Pragelato, Cuneo, Varese, Longarone e Torino; nella foto di Teo Ferri) anche per il seminario tecnico “Costruire in alta quota”, riservato a tecnici e professionisti. A ciò si devono aggiungere la partecipazione a una decina d’incontri e seminari da parte di uno o più componenti del consiglio direttivo.

Da annoverare anche un paio di presenze sui media: su RAI3 Piemonte nell’ambito dei “Programmi per l’accesso” e su Radio2 Svizzera, ospiti di “Laser”, programma di approfondimento culturale.

Siamo poi lieti di aver abbracciato, in qualità di media partner, la causa del restauro della storica capanna Quintino Sella al Monte Bianco, ricovero ancora originario del 1885 situato lungo la prima via di salita dal versante italiano. L’esperienza del cantiere di recupero ha condotto alla proposizione, in appoggio al Club4000 (sezione CAI Torino), affidatario della struttura, di un secondo format – tipo workshop – che illustra l’esito dei lavori in capanna (se desiderate informazioni, contattateci!).
Ma, al di là dell’autobiografia sociale, va detto che in svariate occasioni di confronto pubblico e attraverso i contatti dal sito web, riscontriamo un grandissimo interesse per il tema, anche da parte dei giovani. In tal direzione, proprio attraverso il sito confidiamo presto di rendere pubblico un nuovo servizio: un archivio liberamente consultabile delle tesi di laurea ad argomento rifugi e/o bivacchi.
Tutto roseo, dunque? No, c’è anche una spina; e ben acuminata. Abbiamo partecipato alla nuova tornata (2014-2020) dei bandi di finanziamento europeo all’interno del Programma “Alpine Space”, proponendo il censimento approfondito di tutte le strutture e una serie di percorsi tematici di diversa natura. Purtroppo, non siamo stati ammessi. Ritenteremo!