In occasione dell’incontro a Genova con la Sezione Ligure del C.A.I., siamo venuti a conoscenza della situazione dello storico rifugio Aronte sulle Alpi Apuane, minacciato dall’attività di cava dei marmi. Pubblichiamo qui la lettera che il Cai Ligure ha inviato ai giornali locali.

Ai quotidiani della provincia di Massa

Sulle Alpi Apuane insistono una dozzina di rifugi – bivacchi, parte del Club Alpino Italiano e parte di proprietà privata, al servizio delle migliaia di appassionati, che frequentano la catena in tutte le stagioni. Il rifugio più vecchio situato più in alto di altri è l’Aronte, costruito nel 1901 ed inaugurato il 18/5/1902 dalla Sezione Ligure del CAI. La struttura, costituita da un unico vano ed attrezzata per ospitare fino a dieci persone, è stato edificato a m. 1642 di altezza, a breve distanza dal passo della Focolaccia, snodo per le imprese degli alpinisti prima liguri (L. Bozano, E. Questa, B. Figari) e poi toscani (Pontecorvo ed altri). Esistono atti pubblici che comprovano la cessione gratuita del terreno (mq. 100) dal Consiglio comunale di Massa alla Sezione Ligure con delibera del 25/5/901, regolarizzata dopo l’approvazione dell’organo di controllo (Giunta Provinciale Amministrativa) con rogito notarile. Nel 2002 il bivacco è stato ristrutturato e concesso in comodato gratuito dalla sezione proprietaria alla sezione di Massa.

Inopinatamente, con delibera dirigenziale 4201 del 7/11/2006 il Comune, utilizzando l’art. 2 delle Notificazioni del Governatore dei Ducati di Massa e Carrara del 14/7/1846 (sic!!), autorizzava la cessione della concessione di escavazione per gli agri marmiferi incolti del monte Tambura per mq. 131.344 dalla società in liquidazione “Industria Marmi Piastramarina” srl alla “Cave Focolaccia” srl, entrambe ad amministratore di origini siriane, che procedevano il 9/10/2007 a cedere la prima alla seconda per la somma di 20.000 euro il diritto di enfiteusi sugli agri marmiferi incolti indicati al catasto nel foglio 7 ai nn. 1-2-3-5-6-7-8-10-11.

Tra gli agri incolti ceduti in enfiteusi (sic!!) e concessi in escavazione vi erano anche i 100 mq. del rifugio Aronte, la cui sorte è oggi legata ai piani di sviluppo della srl. Alla energiche proteste del C.A.I., il cui diritto di proprietà veniva seppellito senza alcuna remora dal Comune di Massa, nonostante che il sindaco Pucci avesse diretta conoscenza della zona per i suoi precedenti alpinistici, l’ente pubblico si è limitato a richiedere verbalmente la documentazione relativa al rifugio e poi si è chiuso da alcuni mesi in un ineffabile silenzio, pur essendo obbligato alla conservazione di quel che rimane del passo, abbassato di circa 70-80 metri, a tutela di una zona interessata da SIC-SIR della rete Natura e pertanto soggetta ad una valutazione di incidenza, oltre che al vincolo paesaggistico.

È chiaro che il CAI si riserva di procedere per vie giudiziarie a tutela dei propri diritti, ma confida ancora nella intelligenza dei enti pubblici a ciò per dovere di ufficio interessati, in particolare del Comune che in autotutela potrebbe riparare ad un danno del tutto ingiustificato.

Il presidente del gruppo regionale toscano CAI
avv. Manfredo Magnani

Il presidente della sezione Ligure CAI
Gianni Carravieri

Il presidente della sezione di Massa CAI
Fabio Manfredi