Nel 2021 sono state realizzate ben 4 nuove strutture nella sola Valle d’Aosta: una riflessione del vicepresidente di Cantieri d’Alta Quota

di Roberto Dini 

 

Il 2021 è stato per la Valle d’Aosta un anno particolarmente significativo per quanto riguarda il rinnovamento del parco dei bivacchi in alta quota, che si è arricchito di ben 4 nuove strutture.

Il primo bivacco a essere inaugurato durante l’estate è stato quello intitolato alla guida alpina Cosimo Zappelli in località Promoud (Comune di La Salle) a 2274 metri nel vallone del torrente Lenteney, a sostituzione del dortoir distrutto da una valanga nel 2014. È collocato lungo il percorso dell’Alta via numero 2. Si tratta di una struttura in legno composta da moduli componibili prefabbricati ed è dimensionata per 10 posti letto, dotata di servizi igienici, luce, angolo cottura a gas e pannelli solari.

Il 9 ottobre 2021 è stato inaugurato il bivacco intitolato a Claudio Brédy nel vallone di Vertosan (Comune di Avise) in prossimità dei laghi di Dzioule, a 2.528 metri (nell’immagine di copertina). La realizzazione è l’esito di un processo che ha visto coinvolti numerosi enti. In primis Cantieri d’Alta Quota che ha supportato lo sviluppo dell’idea preliminare nell’ambito del laboratorio di progettazione al Master in Architettura per il Paesaggio di YACademy di Bologna. In secondo luogo l’Ordine degli Architetti della Valle d’Aosta che ha bandito un concorso ad inviti tra gli studenti partecipanti al laboratorio, individuando la proposta più idonea. La struttura, da 6 posti letto, che si apre verso la valle a sud, incorniciando la Grivola e il Gran Paradiso, è interamente prefabbricata e reversibile.

Dal 4 dicembre 2021 è visitabile, sulla piazzetta antistante la partenza delle Funivie del Piccolo San Bernardo a La Thuile, il nuovo bivacco dedicato ad Edoardo Camardella, tragicamente scomparso sotto una valanga nel 2019. Il nuovo bivacco, che verrà installato nella primavera al Colle del Ruitor a 3.357 metri, è composto da due blocchi modulari contrapposti, di cui uno dotato di un’ampia vetrata che guarda verso il Monte Bianco. Il bivacco verrà anche utilizzato come stazione meteo e sarà dotato di una webcam con vista a 360°, il tutto alimentato in modo autonomo attraverso dei pannelli fotovoltaici integrati nella struttura.

È infine stato presentato il 6 dicembre il nuovo bivacco intitolato all’economista Alessandro Pansa e posizionato davanti al municipio del Comune di Sarre, dove rimarrà esposto fino alla primavera 2022, per poi essere installato sul Mont Fallère. La nuova struttura, costituita da un prisma sfaccettato con struttura lignea e rivestimento in lamiera metallica, verrà posizionata laddove sorgeva il bivacco Regina Margherita, costruito nel 1884 dal CAI Valle d’Aosta e oggi andato completamente distrutto.

 

Pro o contro?

Dalle cronache locali, fino ai dibattiti sui blog di livello nazionale, si sono fin da subito manifestate, come si evince anche da una rapida occhiata ai commenti in calce agli articoli, una serie di reazioni di segno opposto, a favore o di accesa critica, a tali iniziative.

Tolta qualche considerazione più circostanziata, come la giusta riflessione del presidente del CAI sezione Valle d’Aosta Piermauro Reboulaz (dalle pagine di “La Vallée notizie”), sulla necessità di dare la priorità al recupero di strutture già esistenti, si tratta quasi sempre di posizioni radicali tra coloro che sposano un’infrastrutturazione della montagna ad ogni costo e coloro che si ergono a paladini della wilderness.

Da progettista e ricercatore sulle tematiche dell’alta montagna, ma soprattutto da animatore di un’associazione culturale che si dedica da anni alla valorizzazione e alla divulgazione del patrimonio architettonico e ambientale d’alta quota, credo sia necessario ora più che mai dare vita ad una riflessione meno “di pancia” e più articolata, che possa aiutare nell’assumere una posizione critica ma al contempo consapevole rispetto ad una tematica che sta a cuore sia a coloro che frequentano la montagna (escursionisti, alpinisti, semplici appassionati, cittadini consapevoli, ecc.), così come a coloro che in montagna ci vivono (abitanti, professionisti del settore turistico).

Un primo dato ottimistico è certamente il fatto che finalmente, anche per le strutture in quota, l’architettura di qualità e la ricerca in questo campo sta diventando un aspetto sempre più presente e che si sta ritagliando un ambito di lavoro specifico, grazie anche al grande lavoro di divulgazione fatto in anni recenti da più fronti. Ciò permette di valorizzare tutta una serie di competenze locali (e non solo) legate alla montagna, dalle imprese costruttrici ai progettisti, dai fornitori alle maestranze specializzate nel lavoro in quota.

Un secondo aspetto di discussione rimane la legittimità e le modalità con cui si affronta la questione di una nuova costruzione in un ambiente sensibile e poco antropizzato come quello dell’alta montagna. In primis, non possiamo non considerare la comprensione e l’empatia per operazioni nate con la sola volontà di ricordare un amico, un parente, una figura carismatica per la montagna, senza fini di lucro. Allo stesso modo, ben si comprende la necessità di avere nuovi punti d’appoggio su percorsi di forte utilizzo (la riscoperta dell’Alta via valdostana in seguito ai nuovi celebri trail, ad esempio), così come di “valorizzare” alcuni siti poco frequentati e conosciuti.

Tuttavia, non si può non notare come si tratti di operazioni che rischiano talvolta di essere frammentarie, quasi campanilistiche, senza invece una pianificazione a monte che permetterebbe una riflessione più oculata che metta a sistema i diversi fattori in gioco: necessità di valorizzazione e potenziamento dei tracciati escursionistici o alpinistici, ampliamento dell’offerta ricettiva di una specifica area, necessità di monitoraggio e presidio del territorio, disponibilità di risorse pubbliche e private, obsolescenza delle vecchie strutture, necessità di recupero del patrimonio, ecc.

Più che di facili e accomodanti prese di posizione radicali e contrapposte, vi è dunque bisogno di dialogo e di progetto, di una pianificazione che, a partire ad esempio dagli enti pubblici, possa mettere a sistema tutte le iniziative fatte recentemente e che si faranno in futuro, per non renderle solo sparuti episodi (di qualità) in un disegno d’insieme poco chiaro, ma occasioni di una strategia territoriale organica di valorizzazione dell’alta montagna, valutando in modo attento reali necessità, impatti (in positivo e in negativo), alternative, scenari. Nel rispetto di tutti, committenze, amministrazioni locali, abitanti e frequentatori della montagna. Insomma, c’è bisogno ancora di più di un progetto.

 

Bivacco Cosimo Zappelli
Luogo: Promoud (La Salle) 2.274 m
Progetto: Studio Associato Atelier Projet
Costruzione: Mgr Srl

 

Bivacco Edoardo Camardella
Luogo: Colle del Ruitor (La Thuile) 3.357 m
Progetto: Progetto CMR
Costruzione: Gualini, Faces Engineering, Ariatta, Concreta
www.bivaccoedoardocamardella.it

 

Bivacco Alessandro Pansa
Luogo: Mont Fallère (Sarre) 3.357 m
Progetto: –
Costruzione: Chenevier s.p.a.

 

Bivacco Claudio Brédy (vedi il nostro articolo)
Luogo: Laghi di Dzioule (Avise) 2.528 m
Progetto: BCW Collective – Chiara Tessarollo, Skye Sturm, Facundo Arboit
Costruzione: Chenevier s.p.a.