Spigolando tra news, pubblicazioni, fatti e fattacci
di LUCA GIBELLO
Vista la quantità di materiale sull’argomento, con questo titolo ci proponiamo d’inaugurare una rubrica di aggiornamenti annuali.
I bivacchi sono sempre più sulla cresta dell’onda; sono icone social; tutti ne parlano e ne postano; ne fruiscono in maniera impropria, trasformandoli in luoghi di baldoria o in residenza vacanziera.
Nuove realizzazioni
I bivacchi continuano a spuntare ovunque come funghi; e molto spesso senza alcuna funzionalità alpinistica o almeno escursionistica.
Un esempio, assai emblematico, per tutti: il nuovo bivacco Remo Passera all’Alta luce (3175 m; immagine di copertina), alla testata della Valle del Lys, al cospetto del Monte Rosa, laddove il precedente ricovero era stato spazzato via da una bufera nel lontano 1983 (e, guarda caso, da allora nessuno aveva mai percepito la necessità di rimpiazzarlo).
Neppure con uno sforzo di volontà riusciamo a salvare qualcosa dell’operazione voluta dal Comune di Gressoney-La-Trinitè. Si colloca su un itinerario comodamente raggiungibile dai percorsi iper-battuti, presidiati da grandi rifugi (Gnifetti, Città di Mantova, Orestes Hütte). A livello architettonico (progetto di Nicole Rat), è un accrocchio di massicci volumi spigolosi e scomposti, di particolare impatto visivo e d’inutile complicazione costruttiva. L’ingresso è a pagamento su prenotazione e accesso con QR Code: la morte del romanticismo e l’opposto della funzione del bivacco quale presidio salvavita; a dimostrazione del fatto che, qui, è solo un’esca per richiamare turisti ammaliati dall’idea di dormire in quota in maniera “wild”.
Fatti e fattacci
Rattrista invece la notizia del rogo, nel giugno scorso, della capanna Lagoscuro presso l’omonima cima, nel gruppo dell’Adamello (3166 m). Se ne va un pezzo di memoria della Grande Guerra in alta quota (la terribile “Guerra Bianca”), e si appanna quella di Giovanni Faustinelli, guida alpina della Valle Camonica che, dal 1958 a inizio anni settanta compie un lavoro immane, praticamente da solo, per riattare a bivacco l’ex baracca militare diruta. Tra l’altro, a lavori quasi ultimati, un residuato bellico esplode troncandogli una gamba: salvato dal dissanguamento grazie a un insperato soccorso, concluderà comunque il cantiere con l’ausilio d’una protesi.
Anche tra i sempre più frequenti vandalismi ci limitiamo a un altro esempio emblematico. A luglio è stato imbrattato per l’ennesima volta il bivacco Bruno Ferrario alla Grignetta (Lecco; 2178 m). Non a caso, succede ripetutamente a questa struttura iconica e assai comodamente raggiungibile; una delle più “urbane”, ovvero vicine alla pianura, e delle meno indispensabili quale punto d’appoggio agli alpinisti. Infatti, fu pensato più come memoriale che non come ricovero già dal suo progettista, l’architetto Mario Cereghini, “in tempi non sospetti”, ovvero nel 1966.
Pubblicazioni
Accanto al libro del sottoscritto che celebra la storia centenaria dei bivacchi festeggiata l’anno scorso, sono appena usciti due ponderosi volumi (ovest, dal Mediterraneo al Monte Bianco; est, dal Monte Bianco alle Dolomiti) tanto pregevoli quanto non felicissimi nelle traduzioni dei titoli: Bivacchi sperduti. I rifugi non gestiti delle Alpi (ViviDolomiti Edizioni, 2026, pp. 218 e euro 36 ciascuno). Ne sono autori Ben Tibbetts e Valentine Fabre: fortissima coppia di guide alpine che da anni esplora le Alpi in lungo e in largo a piedi, con gli sci o in bici. La monumentale opera è, dunque, ancora una volta (come nel precedente Alpenglow. Le più belle vie alpinistiche ai 4000 delle Alpi), un resoconto di escursioni, trekking, ascensioni impegnative, effettuate talvolta anche con amici, usando come punti d’appoggio solo bivacchi o piccoli rifugi incustoditi. La pubblicazione restituisce un mix di generi: narrativa autobiografica e memorialistica, schede tecniche, informazioni logistiche, ricostruzioni storiche, aneddotica, itinerari di salita. Il tutto, accompagnato da straordinarie immagini scattate da Tibbetts, che è anche fotografo.


