La nostra associazione è stata selezionata dal Corecom Piemonte e ospitata negli studi televisivi di Rai3. Un’occasione per parlare della nostra attività e per ripercorrere, in un breve excursus, le relazioni tra il Piemonte e il modo dei rifugi e bivacchi

 

Ricovero e MonvisoQuanti sono i rifugi sulle Alpi e quanti in Piemonte? Sul sito del CAI Piemonte sono censiti 70 rifugi e circa 100 tra bivacchi, rifugi non custoditi, punti d’appoggio. Ma in realtà i rifugi sono molti di più. In questo excursus puntiamo l’attenzione sui rifugi in quanto presìdi di alta quota, legati alla storia alpinismo. Non consideriamo quindi le strutture da apprezzare magari per altri motivi ma raggiungibili comunque in auto.

Tra i rifugi del Piemonte, alcuni sono importanti sia per la storia sia per l’architettura alpina. Tra i primi costruiti in Italia, dobbiamo citare il rifugio dell’Alpetto ai piedi del Monviso. È infatti il primo rifugio del CAI: costruito nel 1866, a soli tre anni dalla fondazione del CAI stesso, è oggi museo di se stesso, visitabile in Valle Po nei pressi di Oncino.

sella1Sempre in omaggio alla storia del CAI, dobbiamo citare il Quintino Sella al Monviso. Costruito nel 1905 (su progetto di Ubaldo Valbusa), poi ampliato più volte, è stato concepito fin dall’inizio in forma di rifugio-albergo: tre piani più sottotetto, con camere con letti, oltre alle camerate.
124_gastaldi congresso cai 1904Simile per concezione, nella forma di rifugio-albergo, il rifugio Bartolomeo Gastaldi, in Val d’Ala di Lanzo. Costruito nel 1904 (su progetto di Luigi Bologna; nella foto con, a sinistra, quello originario del 1880), il rifugio ha conosciuto una storia difficile (fu distrutto da un incendio pochi anni dopo la costruzione) e legato alle vicende della guerra di resistenza partigiana sulle Alpi (fu incendiato dai tedeschi nel 1944).
Sempre per le vicende della seconda guerra mondiale e della resistenza, occorre citare il rifugio Willy Jervis in Val Pellice (ve ne è infatti un altro, sempre dedicato alla memoria del partigiano trucidato dai tedeschi, in Valle Orco), alla conca del Pra’, dove gli alleati paracadutavano rifornimenti per i partigiani.

migliorero0Il rifugio Guglielmo Migliorero, nel vallone dell’Ischiator (Alpi Marittime) venne concepito e inaugurato nel 1934 come albergo in quota, anziché come rifugio. Addirittura negli anni trenta del secolo scorso i pasti venivano serviti da camerieri in livrea. Poi, anch’esso fu punto nevralgico dei movimenti partigiani.

Alcuni rifugi in Piemonte in anni recenti hanno avuto rilievo anche per la loro architettura. Il rifugio Pietro Garelli, ricostruito nel 1991 (su progetto di Gian Mario Bertarione), all’interno del parco Valle Pesio, è interessante per la sperimentazione formale: attraverso la ripetizione del motivo della capanna spiovente cerca di reinterpretare l’anfiteatro del Marguareis che lo accoglie.

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Il rifugio Vallanta al Monviso (1975-1988), in Valle Varaita, è costruito (su progetto di Giuseppe Bellezza e Maurizio Momo) in una mimesi con l’ambiente circostante: orientato verso la vetta del Viso, la falda del tetto riprende infatti volutamente l’inclinazione dei pendii e delle creste circostanti.

Al CAI Varallo appartiene poi il rifugio più alto delle Alpi, la Capanna regina Margherita sulla Punta Gnifetti al Monte Rosa: l’iniziativa della costruzione fu sostenuta dalla famiglia biellese dei Sella negli anni 1888-1893. Smantellato integralmente, dal 1980 è sostituito da un’enorme struttura dai discutibili impatti ambientali (su progetto di C.Milone, G.Fuselli, G.Tiraboschi, G.Manzone).

© Archivio Museo Nazionale della Montagna – Cai Torino
© Archivio Museo Nazionale della Montagna – Cai Torino

Anche la storia dei bivacchi sulle Alpi passa dal Piemonte e in particolare da Torino.
I primi bivacchi “moderni” risalgono infatti al 1925, quando il CAAI, Club Alpino Accademico Italiano, commissiona una soluzione inedita che viene prodotta dall’officina artigiana dei fratelli Ravelli. Si trattava di strutture prefabbricate in legno rivestite di lamiera che ebbero grande successo e furono esportate ovunque sulle Alpi: si può dire che tutti i bivacchi a semibotte, tipici del periodo tra il 1925 e il 1940, vennero fabbricati a Torino. Un esempio di bivacco Ravelli, tra l’altro, è ancora conservato al Museo nazionale della Montagna presso il Monte dei Cappuccini, mentre in quota è ancora in funzione quello installato per primo e dedicato ad Adolfo Hess al col d’Estellette, nel gruppo del Monte Bianco.
Legato alla storia dell’alpinismo è anche il bivacco Alessandra Boarelli, nei pressi della parete sud del Monviso. Costruito nel 2003 (su progetto di Giorgio Rossi e Enrico Cornaglia), il bivacco è dedicato alla prima donna che ha salito il Monviso, il 16 agosto 1864.
rsz_51Sempre parlando di bivacchi, anche oggi il Piemonte può vantare eccellenze internazionali: il bivacco Gervasutti alle Grandes Jorasses, del 2011, progettato da LeapFactory di Torino, è composto da moduli prefabbricati realizzati a Borgaro Torinese, vicino a Caselle, e assemblati poi in una giornata in loco con l’elicottero. Un innovativo mix di artigianato e di alta tecnologia, dai materiali utilizzati al cantiere alla realizzazione.

 

Guarda il video su rifugi e bivacchi del Piemonte a cura di Cantieri d’Alta Quota
(RAI3 Piemonte, 24 ottobre 2015, programmi per l’accesso Corecom Piemonte)