Due architetti ventottenni si aggiudicano il concorso bandito dal Club alpino svizzero per la sostituzione della capanna Monte Bar

capanna monte bar
L’attuale capanna Monte Bar, prossima alla demolizione

di Luca Gibello

Nel 1935, il gruppo sciatori del CAS sezione Ticino (fondato nel 1915 e molto attivo nell’area), affitta sulle pendici del Monte Bar (1816 m) l’alpe Musgatina (1620 m), balcone naturale affacciato sopra il lago di Lugano a poca distanza dalla città; qui vi organizza la prima scuola di sci del Cantone. Il 6 dicembre 1936 s’inaugura, grazie anche all’apporto dello Sci Club Lugano, la capanna da 22 posti letto, costruita in tre mesi (trasportando i materiali con il mulo o a spalla da Bidogno) dagli emigranti stagionali della valle su disegno del capomastro Orfeo Tunesi, per un costo di 15.412 franchi. Fin dall’inizio la frequentazione è cospicua: le domeniche si potevano contare anche oltre 200 sciatori. Già nel 1939 viene ampliata (34 posti letto + 12 nel sottotetto; 60 posti a sedere in sala da pranzo) con alcune migliorie. Aperta tutto l’anno, da qualche tempo mostrava segni di degrado e palesava inadeguatezze dovute alle mutate esigenze dell’ospitalità.

In vista del rinnovo del rifugio, nell’anno accademico 2010-11, su invito del CAS Ticino e sotto la guida dell’architetto Remo Leuzinger, sette studenti della Facoltà di Architettura della SUPSI (Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana) hanno trattato, come lavoro di tesi, la riprogettazione, ponendo particolare attenzione alla sostenibilità ambientale e alla funzione didattica che si vorrebbe conferire alla capanna.

A partire da questi primi approcci, il CAS Ticino ha bandito un concorso di progettazione aperto agli architetti iscritti alla sezione e allargato ad alcuni nomi di spicco del panorama progettuale del Cantone, per un totale di 36 gruppi partecipanti. Tra le 30 proposte poi pervenute, il 19 e 20 maggio la giuria presieduta dal presidente CAS Ticino Giovanni Galli e composta, tra gli altri, da Edgardo Bulloni (responsabile tecnico per le capanne), da Bernadett Kurtze (architetta della Commissione capanne CAS), da Nicola Baserga (progettista col collega Christian Mozzetti delle capanne Cristallina, Moiry e Michela) e da Idalgo Ferretti (ingegnere e guardiano della capanna Cristallina), ha emesso il verdetto.

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Il progetto vincitore, di Atelier P+R (Oliviero Piffaretti e Carlo Romano)
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Il progetto vincitore, di Atelier P+R (Oliviero Piffaretti e Carlo Romano)

Ha prevalso lo studio Atelier PeR, composto da due architetti di Mendrisio appena 28enni, laureati al Politecnico di Losanna (Oliviero Piffaretti e Carlo Romano), cui vanno i 20.000 franchi del primo premio, davanti allo studio Michele Arnaboldi Architetti, di Locarno (18.000 franchi) e a Stefano Pesenti di Arbedo, terzo classificato (12.000 franchi). Il progetto vincitore opta per un volume parallelepipedo monolitico che fa dell’essenzialità e della razionalità della distribuzione planimetrica quadrangolare i suoi punti di forza; un minimalismo ravvivato dalle soluzioni di disegno dei dettagli e dalle scelte dei materiali. Sulla linea della rigorosa astrazione geometrica e formale lavorano anche i due progetti piazzati ai posti d’onore (e molti degli altri), confermando così le peculiarità della ricerca che ha reso nota nel mondo la scuola ticinese. In pochi hanno tentato di conservare parti del rifugio preesistente (il bando lasciava infatti aperte le opzioni tra costruzione ex novo e ristrutturazione/ampliamento), oppure di trovare analogie con la morfogenesi alpina, ma con risultati deludenti. E un po’ di delusione ci coglie tuttavia anche guardando l’insieme delle proposte; forse, come gli stessi organizzatori hanno lasciato trasparire, ci si attendeva qualcosa di più: si percepisce a fatica il tentativo d’interpretare lo “spirito del rifugio” e, in molti casi, pare di trovarsi di fronte a villoni, residence o alberghi che potrebbero trovare miglior collocazione sul lungolago.

Ora, occorre passare dal progetto alla realtà. I costi stimati per demolizione, infrastrutturazione e nuova costruzione si aggirano sui 3 milioni di franchi. Tuttavia, l’ottimismo non manca e la dinamica sezione ticinese ha già costituito l’associazione Amici capanna Bar che ha aperto una sottoscrizione per la raccolta fondi (abitudine un tempo consolidata, per l’edilizia alpina), cui chiunque può aderire a partire da un minimo di 50 franchi.

Infine, un doveroso cenno alle procedure e alle politiche dell’immagine. Il CAS Ticino ha predisposto gadgets e svariate brochure illustrative sulla capanna esistente e il suo intorno, sugli obiettivi del concorso, sulla neocostituita associazione per il fundraising e sui conti economici; i verbali della giuria sono pubblici (si può scaricare tutto dal sito dedicato www.casticino.ch/progetto-montebar.php, comprese le tavole del progetto vincitore, oltre alla possibilità di effettuare donazioni); si può visitare la mostra di tutti i progetti partecipanti (fino al 14 giugno presso la casa Battaglini a Cagiallo). Massima trasparenza, cura della rappresentazione e della comunicazione.

È dietro casa, ma è proprio un altro mondo (e non è solo questione di soldi).