Questo inverno tanto mite nelle temperature quanto copioso di neve sta rendendo dura la vita dei rifugi. Nelle scorse settimane, soprattutto a nord-est, le numerose valanghe hanno inferto duri colpi alle strutture in quota. Il rifugioSilvio Agostini in val d’Ambiez, nelle Dolomiti del Brenta (Trento, 2405 m), è stato seriamente danneggiato: il tetto della struttura è parzialmente crollato, rendendo inagibile il terzo e ultimo piano; la neve è penetrata nelle stanze dopo aver divelto gli infissi. L’edificio, ora quasi totalmente sommerso da una coltre di 5-8 m di neve, è stato costruito nel 1937 da una cooperativa e intitolato alla memoria della guida alpina Silvio Agostini. Ampliato nel 1975, l’anno seguente sarà ceduto alla SAT ( Società alpinisti tridentini) che lo ha ristrutturato nel 1993-95. Poco distante si trova la chiesetta dedicata alla Madonna del capriolo, affrescata da Dario Wolf e inaugurata nel 1946. Da notare che nel 1957 il rifugio scampò al crollo della Torre Jandl, di cui alcuni grossi massi scivolarono lungo la Vedretta d’Ambiéz arrestandosi proprio alle spalle della costruzione. É ancora prematuro discutere di ristrutturazione; per il momento la Sat punta ad aprire all’inizio della stagione estiva la porzione ancora agibile. “Il programma di intervento – si apprende da un comunicato stampa rilasciato dal sodalizio alpinistico – prevede a breve la messa in sicurezza degli arredi nella zona che non ha subito danni, lo svuotamento dalla neve dei locali, la messa in opera di protezioni per evitare che entri altra neve e la segregazione della parte inagibile.”

Se comunque nel caso dell’Agostini potrebbe anche semplicemente trattarsi di collasso sotto il peso della neve, è invece certamente da attribuire a una valanga lo sventramento di circa metà del volume del rifugio Francesco Petrarca nei pressi del Passo Gelato, in Alta Passiria (Alto Adige, 2875 m). La Giunta Provinciale ha deciso che, non appena le condizioni meteo lo permetteranno, si inizieranno i lavori di demolizione della struttura rimanente e di eventuale collocazione di un container provvisorio; ma, ha spiegato il presidente della provincia di Bolzano Arno Kompatscher, “Vogliamo verificare se l’attuale sito offre tutte le necessarie garanzie o se sarà necessario ricostruire il rifugio in altra posizione”.