Dal cantiere di bassa quota a Torino stanno per partire su camion alla volta della Russia i 32 moduli completi, pronti da assemblare in sito tramite l’elicottero

LeapRusDa quando la Russia è geopoliticamente assimilabile al blocco europeo, il cono vulcanico dell’Elbrus (5642 m) nel Caucaso è diventato una delle Seven Summits, ovvero una delle montagne più alte per ciascuno dei sette continenti; lo specifico turismo alpinistico attirato da questa investitura accompagnato da forti dinamiche di sviluppo e promozione territoriale, ha gemmato la prossima installazione del campo base per la via normale alla vetta, posto a quota 4000 sul grande ghiacciaio del versante meridionale a poca distanza dai resti dello storico rifugio Priut 11, bruciato negli anni ’90 e mai più riabilitato.

Il complesso, progettato dallo studio torinese Leapfactory, ripropone e implementa la tecnologia di prefabbricazione modulare dell’ormai notissima capanna Gervasutti alle Grandes Jorasses, declinandosi in tre volumi principali adibiti ad ambienti notte e giorno (per circa 50 persone più custode) composti dall’assemblaggio di 19 anelli modulari, più due di diversa e nuova concezione deputati a ospitare i locali tecnici e i bagni per uno sviluppo di 10+3 moduli.

Nonostante l’elevata quota di destinazione, il processo che lo ha partorito si è svolto interamente in officina, ai 230 m della cintura torinese: evitando le fasi di un lungo e difficoltoso cantiere tradizionale in quota, i moduli assemblati già rifiniti e pronti all’utilizzo verso la fine di giugno saranno infatti divisi e trasportati da una colonna di camion fino all’ultimo avamposto della valle di Azau nel Caucaso, per poi essere elitrasportati in sito e rimontati in breve tempo nel luglio prossimo da una squadra italo-russa.

La risposta alle severe sollecitazioni imposte dal contesto ambientale estremamente ostile viene data dalle alte prestazioni meccaniche e fisico-tecniche dei gusci e dall’efficienza delle specifiche soluzioni costruttive e impiantistiche messe a punto. Al di là del fascino del sito ospitante, il valore di questa particolare architettura montana risiede infatti nel suo costituirsi come raro esempio di ricerca sperimentale che si concretizza e si sviluppa progressivamente, che viaggia ed espatria ma che soprattutto apre la strada a tecnologie e concetti necessari alle esigenze sempre più stringenti di un’edilizia contemporanea da reinventare universalmente.