di Roberto Dini

Sono stati recentemente resi noti i risultati del concorso di progettazione in due fasi per la ricostruzione del rifugio Petrarca nel Comune di Moso in Passiria, poco sotto il Passo Gelato, lungo il confine tra l’Italia e l’Austria all’interno del Parco naturale Gruppo di Tessa (2875 m). La gara è stata bandita dalla Provincia autonoma di Bolzano, dal 1999 proprietaria della struttura che, dal 2010, è gestita da una società mista tra CAI e AVS. Il rifugio originario (costruito nel 1895-97 dalla sezione di Stettino del DÖAV, ampliato nel 1913 e dal 1922 espropriato e affidato in gestione prima alla sezione di Padova e poi a quella di Bolzano del CAI) fu distrutto da una valanga nel 1931. Ricostruito sotto l’egida del CAI di Merano, tra il 1965 e il 1972 fu occupato dai militari italiani e usato come base per il controllo del confine di stato a seguito della campagna di attentati degli indipendentisti sudtirolesi. Abbattuto e nuovamente ricostruito nel 1992, nel febbraio 2014 è stato sventrato a metà da un’altra valanga.

Secondo le indicazioni del bando, la riedificazione doveva avvenire nella stessa posizione del rifugio esistente, sia per il mantenimento delle infrastrutture funzionanti come quelle per l’approvvigionamento di energia elettrica, dei reflui e della fibra ottica, sia per poter riutilizzare e recuperare le parti del vecchio edificio ancora integre. 56 i progetti partecipanti da Italia, Austria, Germania, Croazia e Spagna.

Il primo premio è stato selezionato tra le dieci proposte che avevano superato la prima fase ed è stato assegnato ad Area Architetti associati di Bolzano. Un prisma irregolare dal rivestimento metallico opaco definisce un vero e proprio landmark che, sviluppandosi in altezza, si staglia sul paesaggio roccioso circostante. Una piastra trapezoidale fa da elemento di raccordo con il suolo e definisce gli spazi di accesso al rifugio.

AREA_primo classificato

Il secondo premio è andato invece a Studio Demogo di Treviso. Similmente alla vincitrice, anche questa proposta segue la strada del volume metallico spigoloso che come un guscio protettivo racchiude all’interno spazi minimali ma accoglienti che fanno del rivestimento continuo in legno e delle grandi aperture sul paesaggio la propria forza.

Terzi classificati Senoner Tammerle Architekten, di Castelrotto, progettisti dell’ampliamento del rifugio Alpe di Tires (vedi l’articolo).

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