Ammodernato e adeguato alle normative il noto rifugio nel gruppo del Monte Bianco. Ma il progetto (causa l’esiguo budget) è modesto

 

di Luca Gibello

Si è svolta il 30 maggio scorso la cerimonia per la riapertura del rifugio Torino Nuovo a seguito dei lavori di riammodernamento che hanno interessato per qualche mese l’edificio. L’intervento si è reso necessario per via dell’obsolescenza della struttura e per il suo adeguamento alle recenti prescrizioni in materia di normativa antincendio.

Il progetto, nato all’interno di una collaborazione avviata tra il Politecnico di Torino e le sezioni di Torino e di Aosta del Club Alpino Italiano, è firmato da alcuni professionisti torinesi con la consulenza di un pool di progettisti del Politecnico stesso. Quello realizzato è in realtà l’ultimo di una lunga serie di studi progettuali, non solo del Politecnico di Torino, che per limitatezza delle risorse economiche disponibili sono stati accantonati.

La rifunzionalizzazione degli spazi interni e dei servizi del rifugio ne ha incrementato almeno in parte i livelli prestazionali e di comfort: il rivisitato impianto distributivo con la nuova scala antincendio interna, la riqualificazione delle sale da pranzo e del bar, la dotazione di nuovi servizi igienici, la predisposizione di una camera per accogliere anche i diversamente abili ed infine la realizzazione di una nuova terrazza esterna che, oltre a migliorare l’accesso, consente di valorizzare la vista verso Courmayeur e la vetta del Monte Bianco. I lavori sono stati eseguiti da Cordée Mont Blanc, la stessa impresa realizzatrice della nuovo collegamento funiviario.

In realtà, un intervento tutto sommato modesto, contrariamente alla lussuosa funivia Skyway (a cui è comodamente collegato da un ascensore e un tunnel scavati nella fragile roccia della soprastante Punta Helbronner), che ha dovuto fare di necessità virtù “riciclando” il più possibile il vecchio fabbricato e intervenendo puntualmente laddove era necessario anche attraverso nuove strutture metalliche, particolarmente indicate in simili situazioni di clima e quota.

La struttura originaria, va detto, era “ostica” e non certo degna d’interesse architettonico: un grande blocco di cemento a vista, senza alcun rapporto con il paesaggio circostante, costruito su progetto dell’ingegner Remo Locchi nel 1952. Tuttavia, forse proprio per contrastare questo “brutalismo”, le ambientazioni interne, in nome di una malintesa idea di “tradizione” del costruire alpino (ma va detto che gli chalet a quella quota non sono mai esistiti!) hanno scelto di ricreare un’atmosfera “rustica” (attraverso rivestimenti e controsoffittature lignee!) nelle sale da pranzo e nel bar. Non ci resta che constatare che, anche alla luce degli enormi investimenti fatti per la citata Skyway, sarebbe stato più proficuo integrare fin da subito il progetto di ristrutturazione del rifugio all’interno di una strategia complessiva per il recupero dell’area di Punta Helbronner, affinché dal lavoro sinergico delle diverse strutture già presenti potesse nascere un significativo polo ricettivo all’altezza della prospiciente Aiguille du Midi sul versante francese, in grado di soddisfare sia le esigenze dei turisti della funivia che quelle degli alpinisti.

Il rifugio è attualmente gestito dalla famiglia Chanoine che, con grande savoir faire ed impegno, si occupa anche del rifugio Monzino in Val Veny.

Per ulteriori informazioni: rifugiotorino.com