4 rifugi piemontesi sono coinvolti in un progetto di ricerca e sensibilizzazione ambientale promosso dall’European Research Institute

 

“A⅃ꟼ-Stop the ALPs becoming Plastic Mountains” è un progetto che si sviluppa nel corso del 2021, ideato e realizzato dall’European Research Institute di Torino in collaborazione con i rifugi Guido Muzio a Ceresole reale (valle Orco – Gran Paradiso), Les Montagnards a Balme (valli di Lanzo), Selleries (val Chisone – Parco Orsiera Rocciavré) e Pagarì (valle Gesso – Parco Alpi Marittime) e finanziato dall’European Outdoor Conservation Association (EOCA) che ha premiato la proposta – insieme ad altri cinque progetti in ogni angolo del Pianeta: Brasile, Colombia, Spagna e Gran Bretagna – al termine di una selezione tra 180 candidature.

Il progetto, per la prima volta, mette insieme su un’area vasta come le Alpi occidentali diversi livelli di attività su una tematica – quella dell’inquinamento da plastica – finora trascurata in montagna: ricerca, prevenzione, formazione e sensibilizzazione. La fase di monitoraggio e ricerca sulla presenza di microplastiche nelle nevi alpine, in collaborazione con il Politecnico di Torino, è nel passaggio decisivo di analisi dei campioni prelevati su 5 stazioni da inizio dicembre ad aprile inoltrato.

In questi ultimi 5 anni – spiega Franco Borgogno, giornalista, guida naturalistica, fotografo e viaggiatore, presidente di Ocean Literacy Italia nonché anima dell’iniziativa – come European Research Institute abbiamo acquisito una grande esperienza sul tema dell’inquinamento da plastica: abbiamo partecipato a tre spedizioni in Artico, progetti di ricerca in Mediterraneo, sul Po e sulle nevi, pubblicato diversi articoli scientifici, lavorato con oltre 15mila studenti e tenuti oltre 150 incontri pubblici, mostre ed eventi. Con questo progetto torniamo sulle ‘nostre’ montagne per un primo grande progetto ‘sistemico’ e strutturale che affronta il tema dal punto di vista della conoscenza, della prevenzione, della sensibilizzazione. Per avere questa possibilità abbiamo dovuto superare tre fasi di selezione e battere una concorrenza fortissima, in tutto il mondo. Vogliamo fortemente valorizzare e proteggere le Alpi come fonte di benessere e i rifugi come elementi chiave della sostenibilità”.

“A⅃ꟼ-Stop the ALPs becoming Plastic Mountains” ha l’obiettivo di proteggere l’habitat di alta montagna, uno degli ultimi ambienti incontaminati dell’Europa meridionale, dall’inquinamento da plastica: questo, infatti, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, colpisce anche i territori selvaggi e puri delle vette alpine. Qui vivono preziosi ungulati, carnivori, uccelli, fiori e piante. Lavorando con 4 rifugi alpini molto diversi tra loro (per dimensioni, ubicazione, accessibilità, numero di visitatori) verrà sviluppata una strategia per eliminare gli oggetti di plastica monouso, percorso che potrà poi essere diffuso e implementato con altri rifugi attraverso la condivisione dell’esperienza maturata.

A questa attività di prevenzione, molto concreta, si aggiungeranno 15 eventi di pulizia in primavera-estate lungo almeno 150 km di sentieri, rive di laghetti, prati alpini, ghiaioni e pietraie, nell’area di riferimento dei rifugi coinvolti. “Per questo invitiamo chiunque sia interessato a partecipare – aggiunge Borgogno – alle attività pratiche in montagna o a organizzare eventi di formazione e sensibilizzazione, a contattarci attraverso la pagina facebook del progetto o alla mail b.franco@eri.net.in”.

Il progetto “A⅃ꟼ-Stop the ALPs becoming Plastic Mountains” prevede anche un intenso programma di formazione-sensibilizzazione che coinvolgerà guide alpine ed escursionistiche, professionisti della montagna, volontari/appassionati di escursionismo e ambiente, scuole locali, settore turistico e istituzioni, per un totale di almeno 400 persone.

La ricerca sulle microplastiche fornirà dati importantissimi per conoscere l’evoluzione di questo inquinamento insidioso e ubiquo. “L’attività che verrà svolta presso il Dipartimento di Scienza Applicata e Tecnologia del Politecnico di Torino – spiega Camilla Gallettiè un’analisi qualitativa e quantitativa delle plastiche campionate nelle 5 aree di prelievo, per valutarne la tipologia e se possibile la provenienza. Il nostro gruppo di Ricerca, CREST (Catalytic Reaction Engineering for Sustainable Technologies), persegue mediante diversi approcci (chimico, biologico, alimentare, ingegneristico) l’obiettivo comune di una società più sostenibile. Partecipiamo quindi a questo progetto con molto interesse, mettendo a disposizione le nostre competenze analitiche innovative”.