Gli esiti di una ricerca realizzata da TSM/Accademia della Montagna sui frequentatori dei rifugi del Trentino

 

Non c’è nulla da fare: i trentini sono più avanti. Il turismo montano è per loro certamente un grande business, ma sui suoi effetti e conseguenze gli addetti ai lavori non mancano d’interrogarsi criticamente. Dopo la ricerca condotta due anni fa presso i rifugisti (di cui abbiamo dato conto qui), ora arriva quella speculare dal titolo “I frequentatori dei rifugi del Trentino”, presentata il 19 marzo scorso a Trento. Promossa dal Servizio Turismo e Sport della Provincia e realizzata da TSM (Trentino School of Management)/Accademia della Montagna, in collaborazione con l’Associazione Gestori dei Rifugi del Trentino, Trentino Marketing e l’Università di Trento, la ricerca ha analizzato il profilo di quanti pernottano nei rifugi, approfondendone le caratteristiche sociodemografiche, le modalità di fruizione della montagna e le aspettative nei confronti dei servizi e dei gestori, nonché il livello di consapevolezza rispetto alle tematiche ambientali e alla sostenibilità.

Attraverso un questionario ad ampio spettro, strutturato in ben 32 domande e distribuito in 19 rifugi della Provincia autonoma nel periodo metà giugno – metà ottobre 2025, sono stati raccolti 861 sondaggi: un campione piuttosto significativo.

 

I principali esiti della ricerca

Le risposte rivelano un frequentatore “maturo”, non solo anagraficamente ma anche in relazione all’esperienza (quasi l’80% si definisce “esperto di montagna”, il 48% ha dormito in rifugio “molte volte”), con un alto livello d’istruzione (57,78% ha una laurea), che ricerca consapevolmente un’esperienza di “immersione e distacco”. Il campione, appartenente per il 39% a sodalizi alpinistici nazionali ed equamente spartito tra donne e uomini, s’informa attivamente da fonti diverse sul tragitto dell’escursione (il 62,9%  “direttamente”), è attento ai temi ambientali, mantiene una percezione della montagna come spazio di libertà, in cui le limitazioni sono ritenute legittime soprattutto quando orientate alla tutela dell’ambiente naturale.

Le modalità di frequentazione sono differenziate. Gli italiani (52,4%) s’identificano più spesso come “trekker” o “turisti occasionali”, pernottano per uno o due giorni e vivono il rifugio come meta dell’escursione “mordi e fuggi” [una condizione ormai da tempo assodata; n.d.r.]. Gli stranieri (47,6%, in particolare provenienti da Germania, Paesi Bassi, Stati Uniti e Regno Unito), mostrano profili più tecnici, con una marcata presenza di “escursionisti d’alta quota” e “alpinisti”, e utilizzano il rifugio come punto di appoggio entro itinerari di più giorni (come è d’altronde logico che sia, visto che arrivano da più lontano). La socialità è prevalentemente di tipo “prossimale”: la quasi totalità degli utenti pernotta in gruppi già formati (amici, famiglia), confermando il rifugio come “guscio collettivo” più che come spazio d’interazione aperta con estranei.

Più della metà del campione riconosce il ruolo del rifugista: un “interlocutore esperto”, figura di riferimento per la sicurezza e la conoscenza del territorio, e non solo un operatore turistico. In termini di servizi emerge innanzitutto l’aspettativa di servizi igienici adeguati e la possibilità di prenotazione on-line (punteggio medio di 3.1 in scala da 0 a 4), mentre altri servizi (stanze riservate, flessibilità oraria, offerta gastronomica, connessione internet) risultano fortunatamente meno importanti: il rifugio trentino è percepito come un’infrastruttura [essenziale e spartana; n.d.r.] di necessità e non come una qualsiasi struttura ricettiva in quota [Deo Gratias! n.d.r.]. Anche il tema del sovraffollamento appare circoscritto: la pressione è generalmente percepita come contenuta e limitata a periodi specifici dell’alta stagione (il 23% dichiara di aver incontrato poca gente, il 51% un flusso normale per il periodo).

I pernottanti mostrano livelli elevati di consapevolezza rispetto alle principali questioni ambientali (in particolare modo il problema della scarsità d’acqua, dei cambiamenti climatici, dell’energia e della gestione rifiuti fanno registrare un punteggio medio superiore al 3 in scala da 0 a 4) e tendono ad accettare limitazioni quando sono chiaramente orientate alla tutela della natura, come nel caso della gestione dei rifiuti o della protezione degli ecosistemi. Al contrario, risulta più selettiva l’adesione alle misure che introducono controlli organizzativi sulla pratica della montagna (come l’accesso su prenotazione ai rifugi o ai parcheggi). Una frequentazione più responsabile viene ricondotta non solo alla sensibilizzazione attraverso interventi istituzionali a livello locale (45,4%), ma anche in relazione ai comportamenti dei frequentatori stessi (34%), alla ricerca di un equilibrio tra libertà di esperienza e impatti ambientali.

Le modalità d’informazione confermano un contesto policentrico: il 31,8% delle fonti è costituito da figure individuali (influencer, atleti, divulgatori), superando nettamente associazioni e brand di settore (circa il 9% ciascuno). L’uso dei social media è contenuto e ponderato: oltre la metà dei frequentatori presenta un profilo a bassa o nulla esposizione (le due voci più significative della “torta” degli utenti riguardano profili che pubblicano occasionalmente contenuti – 32% – e soggetti totalmente “asociali” – il 19% non utilizza i social media), mentre la maggior parte degli account ha meno di mille follower. La montagna si configura dunque come spazio di disconnessione, più che di esposizione digitale [di nuovo Deo Gratias! n.d.r.].

Il rifugio resta una struttura operativa della “montagna attraversata”, parte d’itinerari a tappe e percorsi pianificati [in realtà, soprattutto per gli stranieri; n.d.r.], ma assume sempre più una dimensione simbolica, spazio di esperienza vissuto come traguardo o come momento significativo, seppur limitato nel tempo.

 

I commenti dei promotori

“La ricerca conferma – come sottolineato da Gianluca Cepollaro di TSM/Accademia della Montagna – che i rifugi restano per la montagna trentina un imprescindibile presidio territoriale ma, nello stesso tempo, appaiono come un’infrastruttura sociale e culturale, uno spazio capace di sostenere pratiche diverse, livelli di esperienza differenti e modalità plurali di relazione con l’ambiente alpino”.

“Questa ricerca – secondo l’assessore provinciale al turismo e promozione territoriale Roberto Failoni – ci serve per capire se stiamo andando nella direzione giusta e per veicolare il messaggio, soprattutto fra i giovani, che la montagna non sia solo fatica, ma anche emozione ed esperienza. I dati evidenziano che, oltre ad una forte e costante presenza dei trentini, nei nostri rifugi troviamo anche molti europei ed una presenza, sempre più importante, di turisti del Nord e Sud America. Questo conferma che siamo sempre più attrattivi. Tuttavia, dobbiamo capire cosa queste persone che arrivano si aspettano e di conseguenza alzare l’asticella dell’accoglienza, perchè i turisti sono gli ambasciatori più preziosi del nostro territorio. Lo straordinario sistema dei rifugi è una preziosa risorsa per il Trentino e questa ricerca ci darà utili indicazioni per ragionare, tutti insieme, su come valorizzarlo ulteriormente”.

“Indagare, conoscere e comprendere – ha detto Maurizio Rossini, amministratore delegato di Trentino Marketing – è fondamentale per poter accompagnare con consapevolezza i mutamenti in corso”.

Francesco Barone, presidente di TSM, ha sottolineato come “La ricerca realizzata da Accademia della Montagna esprima al meglio la missione di Trentino School of Management, ovvero di contribuire alla crescita e all’innovazione del territorio mettendo a disposizione del decisore pubblico idee e conoscenze utili a migliorare le politiche d’intervento. La ricerca evidenzia come il rifugio non sia solo un punto di appoggio logistico ma rappresenti, sempre più, un’infrastruttura identitaria e culturale. I rifugi, inoltre, ci offrono un osservatorio privilegiato sulle dinamiche e sui cambiamenti che interessano la montagna”.

Roberta Silva, presidente dell’Associazione Gestori dei Rifugi del Trentino, ha evidenziato “L’importanza di avere dati strutturati, che parlano chiaro e permettono agli operatori di capire quali linee adottare per la gestione dei servizi in futuro e quindi per lavorare al meglio al fine di far crescere la frequentazione delle montagne in modo equilibrato e sostenibile”.

 

Immagine di copertina: rifugio Maria e Alberto ai Brentei

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