Il nuovo rifugio in Provincia di Bolzano menzionato al prestigioso premio nazionale “Architetto italiano 2019”

di LUCA GIBELLO

 

A novembre, nell’ambito della Festa dell’Architettura, il Consiglio nazionale degli architetti ha assegnato l’annuale riconoscimento “Architetto italiano 2019”. Per la categoria “Opere in spazi aperti, infrastrutture, paesaggio”, gli architetti altoatesini Helmut Stifter e Angelika Bachmann hanno ricevuto una menzione per il rifugio al Sasso Nero / Schwarzensteinhütte (2923 m).

Situato nel Comune di Valle Aurina, il primo ricovero risale al 1894, ad opera della sezione di Lipsia del Club alpino austro-tedesco. Dopo la Grande guerra venne occupato dallo Stato italiano a scopi militari e dal 1926 affidato al CAI Vittorio Veneto. Negli anni ’60 fu nuovamente usato militarmente e solo nel 1979 ceduto al CAI Brunico. Dopo essere rientrato, nel 2010, tra le 25 strutture passate di proprietà dal CAI alla Provincia autonoma di Bolzano, l’anno successivo, dato il suo stato di fatiscenza, insieme ai rifugi Ponte di ghiaccio e Pio XI è oggetto di un concorso di progettazione bandito dalla Provincia per la ricostruzione integrale a seguito di demolizione e sostituzione del vecchio fabbricato, portando la capacità a 60 posti letto più 12 nel locale invernale. Mentre il Ponte di ghiaccio è già operativo dal 2016 e il Pio XI è ancora di là da venire, il Sasso Nero è stato inaugurato nell’estate 2018.

Nell’attesa di andare a “testare” di persona la Schwarzensteinhütte, il premio appena ricevuto conferma la nostra impressione positiva. Un’impressione che, tuttavia, è mutata nel tempo. Infatti, quando a seguito della vittoria nel concorso vennero diffusi i piuttosto sommari disegni, sembrava di trovarsi di fronte a una brutta copia della ben nota e apprezzata Monte Rosa Hütte, con il riferimento analogico – ma qui assai banalizzato – alla pietra o al diamante di montagna. Invece, a giudicare dalle foto a opera terminata, ci sembra che l’intervento sia più raffinato, tanto nel disegno di dettaglio quanto nella scelta dei materiali (sebbene il volume, se ripreso da certi scorci, continui ad apparire piuttosto tozzo). In architettura, solitamente, è più facile che accada invece il contrario, ovvero che la realtà non sia all’altezza dell’immaginazione progettuale. Così, siamo contenti di doverci ricredere rispetto alle nostre perplessità iniziali. Sebbene, come detto, la verifica finale si potrà avere solo sul posto, soprattutto attraverso la percezione delle dimensioni della struttura in rapporto all’ambiente circostante, nonché attraverso l’esperienza dello spazio interno.

*Foto di copertina: © Oliver Jaist