Dopo varie vicende, gli esiti del concorso bandito dalla SAT per la ricostruzione del rifugio trentino
di LUCA GIBELLO
TRENTO. A inizio anno sono stati resi noti gli esiti del concorso di progettazione bandito dalla Società Alpinisti Tridentini per la ricostruzione del rifugio Giovanni Tonini, in alta Val di Spruggio (1950 m). La storica struttura dell’Altopiano di Piné, inaugurata nel 1972 e successivamente donata alla SAT dalla famiglia Tonini, era stata ristrutturata nel 1999–2000 e ancora nel 2010–11. Poi, nel 2016 la completa distruzione a causa di un incendio. Da lì, un decennio di parole e controversie. Dal 2018, il progetto di ricostruzione firmato da Riccardo Giacomelli (all’epoca membro della Commissione rifugi della SAT, in seguito presidente della Struttura operativa rifugi e opere alpine del CAI – SOROA – fino al 2025), aveva suscitato perplessità e polemiche per l’audacia formale e volumetrica, sfociate – nonostante le modifiche, e anche a seguito di un cambio di amministrazione comunale – nella definitiva bocciatura del 2021.
Con il bando dell’anno scorso si è scelto di ripartire da zero, con precise indicazioni in merito all’inserimento paesaggistico, “conciliante” rispetto al contesto – che, d’altronde, va detto, non è affatto quello estremo dell’alta montagna, bensì quello dei pascoli, dove i riferimenti progettuali non mancano; a partire dall’adiacente Malga Spruggio. E, difatti, un’elegante soluzione che reinterpreta – piuttosto letteralmente – la tipologia, sviluppata longitudinalmente, della malga d’alpeggio, è stata scelta dalla commissione giudicatrice tra 130 proposte pervenute da tutta Italia (comprese due giunte da Austria e Finlandia). Il progetto laureato, che porta la firma dello studio vicentino RigonSimonetti (architetti Francesco Rigon e Margherita Simonetti), all’esterno gioca sulla dialettica tra un articolato basamento in calcestruzzo e pietra (recuperando reperti superstiti del vecchio rifugio) e un rivestimento in legno, mentre all’interno sono le tonalità calde di quest’ultimo a caratterizzare gli spazi. Il tutto, all’insegna della sobrietà: come buon senso e “spirito del tempo” richiedono oggi all’immagine del rifugio alpino.
Tale indicazione induce anche una riflessione più generale. Se è vero che il contesto di media montagna suggerisce approcci “soft”, è altrettanto vero che in questi ultimi anni la ricerca architettonica sui rifugi alpini ha segnato un po’ il passo; forse anche perché molto è stato sperimentato a cavallo del millennio, e risulta difficile – o poco fertile – battere ulteriori strade. Insomma, quello che allora rappresentava la punta di diamante del “laboratorio” dell’alta quota, ovvero i rifugi alpini, oggi è stato sostituito – con tutti i pro e i contro legati anche alla sovraesposizione mediatica – dai bivacchi.
Tornando al Tonini, il prossimo passo riguarderà la stesura del progetto definitivo ed esecutivo, con l’obiettivo di avviare quanto prima il cantiere, compatibilmente con le tempistiche autorizzative e la logistica. Il budget totale stimato è di 2,5 milioni, che per un massimo del 70% dovrebbero essere coperti dalla Provincia autonoma di Trento.
Nel dettaglio, il nuovo fabbricato consterà di due livelli fuori terra e un piano interrato, con ospitalità per 24 letti e 54 posti nel refettorio. La struttura portante è ibrida: al basamento in pietra e calcestruzzo corrisponde il volume superiore in legno. Grazie all’utilizzo di sistemi costruttivi prefabbricati, si stima una cantierizzazione di 5–6 mesi. Ibrido è anche il sistema impiantistico: pompa di calore e biomassa, oltre a un fotovoltaico da 25,8 kWp, per prestazioni energetiche in classe A+.
Quello per il Tonini è il terzo concorso di architettura che la SAT bandisce per i suoi rifugi. Un percorso avviato nel 2022 con la gara per la riqualificazione (parziale soprelevazione, ammodernamento degli impianti e adeguamento alle normative di sicurezza) del rifugio Tommaso Pedrotti alla Tosa, il cui cantiere – sospeso durante l’inverno – si dovrebbe concludere per consentire la regolare apertura a giugno. È poi stata la volta, nel 2024, dell’ampliamento del rifugio Giorgio Graffer al Grosté, per il quale la SAT si sta impegnando a verificare la fattibilità e a reperire le risorse per un cantiere che potrebbe annunciarsi in due fasi disgiunte (adeguamento normativo e realizzazione dei nuovi spazi).


