Gli esiti di un concorso per la ricostruzione di un rifugio negli Alti Tatra conferma l’interesse per il tema da parte della cultura architettonica

 

di Stefano Girodo

Kežmarská Chata è uno storico rifugio slovacco al centro di un concorso di progettazione, conclusosi di recente, che aveva come oggetto la sua ricostruzione. Il rifugio si colloca a 1615 m negli Alti Tatra, che si articolano sul confine tra Polonia e Slovacchia e costituiscono la parte più alta dei Carpazi. Con numerose cime a più di 2500 m di altezza, sono l’unica parte della catena ad avere un carattere prettamente alpino; a una solida tradizione escursionistico-alpinistica e una spiccata vocazione per gli sport invernali corrispondono un gran numero di rifugi e strutture per la ricettività sul territorio.
Bandito da una locale associazione di cittadini, il concorso risulta ben strutturato e circostanziato, mostrando particolare attenzione alle istanze storico-geografiche e richiedendo espressamente un’opera architettonica caratterizzante e riconoscibile per il contesto.

Il progetto vincitore (http://www.kezmarskachata.sk/vysledkysutaze) delinea un compatto poliedro dalla spiccata connotazione tecnologica e funzionalista, elaborato da un team ceko composto dagli architetti Karel e Filip Havliš, David Zámečník, Ondřej Novosad.
La consistente adesione di progettisti al concorso ha offerto un variegato ventaglio di proposte che esplorano le più diverse soluzioni: ancora una volta risulta evidente quanto il rifugio sia diventato uno stimolante tema di architettura internazionale, sempre più votato alla sperimentazione e all’emancipazione dagli stereotipi radicati trasversalmente nei più diversi paesaggi montani.