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Gli esiti di ben 8 recenti concorsi di architettura per il rinnovamento di altrettanti rifugi del Club Alpino Svizzero

di LUCA GIBELLO

 

Prosegue lo straordinario impegno del Club Alpino Svizzero per il rinnovamento del parco edilizio rappresentato dai suoi 153 rifugi. Quella condotta dal settore Capanne del CAS sotto la guida dell’architetto Ulrich Delang è dunque un’azione costante, dettata dalle necessità di adeguamento normativo (su tutte, la prevenzione incendi), nonché accentuata nei tempi recenti a causa delle conseguenze dei cambiamenti climatici, che inficiano la stabilità dei terreni di fondazione o dei versanti soprastanti i manufatti. Proprio per questo il CAS ha lanciato un programma di monitoraggio e studio preventivo denominato «Capanne 2050». Ad esempio, dall’estate 2023 è in cantiere la costruzione della nuova Rothornhütte (3198 m; apertura prevista, estate 2024), su un sito differente da quello che ospitava il rifugio precedente, ormai pericolante per le suddette ragioni.

Dunque, quando trattasi d’interventi rilevanti, la prassi dei nostri cugini oltre frontiera è di acquisire il progetto attraverso concorsi di architettura a inviti, rivolti a competenti studi di architettura o a giovani progettisti emergenti, individuati attraverso una preselezione su curriculum. Ogni anno, in genere, vengono banditi tra i 4 e i 6 concorsi. La committenza delle sezioni locali si trova così a poter scegliere, attraverso il responso di una giuria di esperti, tra una rosa di 5-7 progetti di qualità, cui dare visibilità anche pubblica. Una prassi che pare totalmente ignota al nostro CAI.

Osservando gli esiti di 8 concorsi banditi nell’ultimo biennio, si possono notare, nel complesso, approcci che spaziano da linguaggi e forme prettamente contemporanei ad altri più prudenti, che richiamano una radicata tradizione. Anche perché, nel caso degli ampliamenti, l’assunto di partenza è quello di valorizzare la parte più nobile e antica della preesistenza, che spesso riguarda manufatti in pietra del genere Heimatschutz, i quali hanno circa un secolo di vita. Di qui la scelta di privilegiare estensioni estremamente integrate, al limite del quasi totale mimetismo che, all’esterno, conferisce un’immagine unitaria al fabbricato. In generale, comunque, sembra che l’innovazione, almeno dal punto di vista dell’immagine, abbia un po’ segnato il passo rispetto alle sperimentazioni d’inizio millennio, lasciando campo a soluzioni meno eclatanti ma più pragmatiche, che certamente faranno dormire sonni maggiormente sereni agli spiriti più conservatori tra gli appassionati di montagna.

Ecco una breve rassegna dei progetti vincitori, caso per caso.

 

Dammahütte (2439 m)

Il più piccolo rifugio custodito del CAS (18 posti letto) presenta una storia particolare, ancora tangibile. Costruito in legno per fini dimostrativi a Berna in occasione dell’Esposizione nazionale elvetica del 1914, è stato poi smontato e riassemblato pezzo a pezzo nel sito attuale l’anno successivo, mantenendosi sostanzialmente immutato fino ad oggi. Il progetto vincitore, dello studio Roman Hutter Architektur, ha mantenuto integralmente il volume fuori terra, predisponendo tutti gli spazi di servizio (comprese le toilette a secco per risparmiare acqua), ormai insufficienti e fuori norma, in un semplice ma elegante basamento, che al contempo si offre come generosa terrazza per l’accoglienza e il riposo dei visitatori. Lavori, per una spesa prevista di 1,03 milioni di franchi, attesi nel 2025.

 

Doldenhornhütte (1915 m)

Eretta originariamente nel 1926 e ripetutamente ampliata, conta oggi 40 posti letto. Anche in questo caso il progetto, dello studio Seiler Linhart Architekten, è estremamente rispettoso della preesistenza, puntando ad integrazioni mimetiche e alla riorganizzazione degli spazi interni. Più che sul fronte architettonico, l’intervento sarà apprezzabile dal punto di vista prestazionale. Il rinnovamento, infatti, punta ad azzerare le emissioni di anidride carbonica (anzi, grazie all’allacciamento previsto con la rete elettrica, l’obiettivo è quello di cedere le eccedenze prodotte). Con una disponibilità di 2,7 milioni di franchi, il cantiere è atteso nel 2025.

 

Gelmerhütte (2412 m)

Eretta originariamente nel 1926, ha registrato l’ultima trasformazione nel 1987 e conta 55 posti letto. Per via della sua collocazione in zona valanghiva, fin dall’inizio è stato coinvolto nella progettazione uno studio di ingegneria civile con esperienza nel campo della protezione dai rischi naturali. Con il motto «Un tetto in montagna», il progetto vincitore dello studio Lorenz Jaisli trae spunto dalla topografia circostante e dal rispetto per la preesistenza, scegliendo la soprelevazione totalmente mimetica, che alza la quota di colmo della copertura e definisce una lunga falda che, verso monte, incontra il declivio, facendosi rampa e cuneo frangi-valanga. A livello planimetrico l’ampliamento configura un grande volume quadrangolare compatto che elimina le aggiunte successive e consente una più razionale distribuzione degli spazi interni. Con un budget di 2,2 milioni di franchi, i lavori sono attesi per l’estate 2025.

 

 

Mutthornhütte (2780 m)

Ecco un caso, dettato da cause di forza maggiore, di demolizione e ricostruzione. Originariamente eretto a quota 2901 m nel 1895, il rifugio ha visto gli ultimi interventi appena nel 2017, ma a fine 2021 è stato chiuso per il rischio di crolli dovuti al cedimento del terreno, a causa della riduzione del permafrost. Stabilito un sito più sicuro nelle adiacenze (1 km più a ovest), il concorso ha laureato il progetto dello studio zurighese ARC1706. Il volume scatolare compatto, privo di particolari accentuazioni, con un involucro metallico che gioca sulla dialettica tra superfici traslucide e fotovoltaiche, si riscatta negli interni, sia a livello di comfort che distributivo (sebbene desti perplessità lo sdoppiamento degli ingressi, quello principale al piano basso e quello laterale dalla terrazza alla quota intermedia, direttamente nel refettorio; d’altronde, similmente avviene nella ben nota Monte Rosa Hütte, i cui progettisti erano in competizione anche qui). In particolare, va apprezzato un aspetto inedito, d’immediato impatto: lo spazio centrale del corridoio, divaricato prospetticamente verso il vano scala e la visuale esterna. I posti letto, equivalente a quelli nel refettorio, sono 60, suddivisi in camere da 2 a 12 posti. Budget previsto per la nuova edificazione, 3,3 milioni di franchi.

Sustlihütte (2257 m)

Il progetto, degli studi ARGE Allen e Crippa Architektur con Meier e Vettoux Architektur, valorizza il nucleo originario del 1915, utilizzato come spazio soggiorno e refettorio al piano terra, ma addossandogli, verso ovest e nord, un ampliamento avvolgente e mimetico che rende difficile la lettura stratificata delle parti e che, al contempo, frammenta la volumetria a favore di una composizione a ventaglio priva di particolare riconoscibilità. Più interessante è l’articolato sviluppo delle terrazze sul fronte sud. L’addizione ospita gli spazi d’ingresso e servizio, con una scala che conduce alle nuove camere. L’attuale rifugio, esito di numerosi interventi di ristrutturazione e ampliamento, dispone di 69 posti letto e di circa 75 posti tavola. Il costo lavori, che non prevede un aumento della capienza bensì delle stanze (di dimensioni più ridotte), è di 2,9 milioni di franchi.

 

Trifthütte (2400 m)

Era il secondo rifugio più antico del CAS, costruito in origine nel 1864, l’anno successivo la fondazione del sodalizio. Nel gennaio 2021 una valanga ha gravemente danneggiato il ricovero odierno, costruito a quota 2521 m nel 1947, ampliato nel 2007 e capace di 40 posti letto, distruggendo inoltre completamente l’annesso storico risalente al 1906, posto poco sotto. La sezione Berna ha optato per la ricostruzione, individuando un sito più sicuro, a breve distanza, su uno sperone roccioso. Il nuovo progetto, per 60 posti letto in due tipologie di camere (da 4 e da 8 letti, che rappresentano ormai la dimensione standard) più un camerone fino a 12 letti, firmato dal rappruppamento Werkgruppe AGW Bern, sobrio e dal basso profilo (tipologia ordinaria con tetto a capanna, facciate rivestite in pietra o scandole di legno), richiama la configurazione del rifugio che rimpiazza, del quale intende recuperare anche le pietre provenienti dalla demolizione per rivestire le facciate, il basamento e la terrazza. Nell’insieme, la proposta progettuale rivela un pragmatismo che la giuria del concorso ha molto apprezzato. Si stima di aprire il cantiere nel 2025 e inaugurare l’opera l’estate successiva, per un costo di 4 milioni di franchi.

 

Cabane du Vélan (2642 m)

Inaugurato proprio 30 anni fa, fu il primo rifugio di nuova generazione sull’intero arco alpino. Esito di una ricostruzione a seguito di un incendio che aveva distrutto il fabbricato del 1944, il suo progetto fu innovativo a livello formale (nessun riferimento allo chalet di montagna), tecnologico (l’involucro metallico continuo ad alte prestazioni) e tipologico (la caratteristica planimetria a mandorla). Ora è già obsoleto, ma il suo rinnovamento si annuncia come ulteriore tappa significativa nella parabola edilizia dei rifugi alpini. Per almeno tre motivi. Intanto, perché una struttura che ancora consideravamo “all’avanguardia” già necessita di adeguamenti normativi e prestazionali, segno di una tecnologia che evolve e di ancor più stringenti requisiti di compatibilità ambientale. In secondo luogo, perché l’ampliamento, per la prima volta, porta con sé addirittura una richiesta di riduzione di posti letto (dagli attuali 60 ai futuri 44-48, considerando che l’occupazione media è di 19 ospiti per notte), a tutto (troppo?) vantaggio del comfort. Infine, perché il progetto, di Savioz Fabrizzi Architectes (studio vallesano già noto per aver firmato la nuova Cabane du Tracuit nel 2013), rispetta appieno il progetto originario di Michel Troillet, procedendo a una soprelevazione di un piano del volume preesistente, senza modificare alcunché nella planimetria né nelle forme, nel taglio delle finestre e nella copertura. Un atteggiamento di grande umiltà da parte degli architetti, che qui rinunciano a lasciare il loro segno, riconoscendo il valore iconico e “concluso” del progetto originario. Il piano aggiuntivo sarà destinato allo stoccaggio e all’ospitalità dei rifugisti, consentendo così di eliminare le varie superfetazioni di piccoli volumi cresciuti negli anni intorno alla capanna. Lavori previsti nel 2025 per un budget di 1,8 milioni di franchi.

 

 

Weissmieshütte (2726 m)

Uno dei pochi rifugi del CAS venuti a trovarsi sulle piste da sci (a partire dal 1979), consta di due fabbricati, di cui il più piccolo, tuttora esistente, è testimonianza della prima capanna, risalente al 1894, parzialmente rinnovata e ampliata nel 1927. Tuttavia, l’oggetto della competizione architettonica ha riguardato il fabbricato eretto nel 1960 e ampliato nel 1990. L’attuale ampliamento, a firma dello studio HuberHutmacher Architektur, circonda, a “elle”, la preesistenza sull’angolo nord-est, sopravanzandola in altezza di un piano e inglobandola. Inoltre, il progetto stabilisce un fecondo dialogo, oltre che tra i volumi (entrambi coperti a due falde), anche tra i materiali: la pietra del basamento, che “espande” il rivestimento del manufatto esistente, e il legno nelle imbotti degli infissi e nei piani superiori. I posti letto passeranno dagli attuali 84 ad almeno 90, per un costo previsto di 3,5 milioni di franchi.

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