Articolo tratto dal «Corriere delle Alpi»

di Francesco Dal Mas

I primi 28 rifugi alpini, fra quelli più in quota delle Dolomiti (bellunesi, ma anche friulane e del Trentino Alto Adige), ricevono lunedì 13 giugno a Feltre la targa della Fondazione. Una targa che certifica la specificità del territorio, la sua protezione Unesco. Una targa, dunque, che ricorda a tutti che quello è un patrimonio dell’umanità. Il significato del riconoscimento va ben oltre la targa da appendere all’ingresso dei rifugi. «Si tratta di una targa identificativa molto importante, perché le Dolomiti patrimonio dell’umanità», spiega Marcella Morandini, segretaria generale della Fondazione, «stanno diventando un’attrattiva mondiale e gli escursionisti o più semplicemente i turisti che arrivano da ogni parte del mondo e salgono in quota hanno bisogno immediatamente di realizzare dove si trovano, in particolare se stanno dentro il territorio protetto».

I 28 rifugi, del Cai e privati, non sono stati selezionati dalla Fondazione, ma loro stessi hanno aderito alla proposta della stessa Fondazione. Nessuna imposizione, dunque. Nessun vincolo. Non c’è neppure l’obbligatorietà di rispettare determinati parametri, perché questi non sono stati fissati. Più avanti la Fondazione metterà a disposizione altre targhe. «Noi diamo per scontato», interviene ancora Morandini, «che gestendo rifugi in contesti ambientali così suggestivi e al tempo stesso delicati, fragili, il rispetto della filosofia che sta a fondamento della protezione Unesco sia consequenziale». Lo è senz’altro per i rifugi del Cai, come ribadisce Bruno Zannantonio, che per conto della presidenza regionale del Club alpino ha partecipato alle diverse riunioni per definire quest’ultima iniziativa. Ma lo è anche per i rifugi privati. Gli ispettori dell’Unesco – prossimamente verranno sulle Dolomiti per prendere atto di quello che si è fatto da quando esiste il riconoscimento e, in particolare, se la tutela e la valorizzazione sono puntualmente rispettate – troveranno dunque un ulteriore tassello di conferma. «La targa non è affatto una patacca», chiarisce subito Zannantonio, «almeno come tale non la considera il Cai. È un identificativo che conferma, anzitutto al gestore, quello che la storia del rifugio rappresenta. La storia con tutti i suoi valori».

Fonte: Corriere delle Alpi

In copertina, il rifugio Nuvola, nell’Ampezzano