Una traccia di presenza umana, un singolo edificio nella vastità della natura montana incontaminata, un volume puro. Il riparo.
In un ambiente ostile e al contempo sacro, l’architettura diventa lo strumento unico che permette all’uomo di abitare l’alta quota e i suoi spazi estremi, misurandosi con l’assoluto. Lo studio delle modalità di approccio a questi luoghi, da sempre espressione della volontà antropica di conquista delle alte vette, esplora le sfide legate alla costruzione in alta quota, affrontando temi di tecnologia, innovazione e sostenibilità. L’intervento dell’uomo si dispiega nelle tipologie architettoniche del rifugio e del bivacco, dispositivi d’alta quota che riflettono, nella loro conformazione, le modalità di fruizione in uno spazio minimo e in un tempo limitato, frutto della dimensione temporanea e transitoria dell’abitare le vette. Infine, l’analisi di specifici casi studio condotta per contrapposizione, esplorando la relazione oggetto-paesaggio, terra-cielo, interno-esterno, mira a evidenziare diverse modalità di approccio a questi interventi negli ultimi decenni, sottolineando l’importanza di un approccio etico e rispettoso dell’ambiente, per preservare l’equilibrio tra intervento antropico e natura.

Tesista: Francesca Rota
Relatore/i: Alisia Tognon
Co-Relatore/i:
Università: Politecnico di Milano
Anno accademico: 2023/24
Mail: francesca7.rota@mail.polimi.it
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