Nati come primitivi ripari tra le rocce, divenuti poi simbolo della conquista delle alte terre e sviluppati in macchine tecnologiche autosufficienti, i rifugi alpini rappresentano la capacità dell’uomo di rendere abitabile un luogo che di natura non lo è. Se nei primi dell’Ottocento il concetto di rifugio si basava sul vero significato della parola, ossia luogo di riparo e di protezione, al giorno d’oggi il valore del rifugio e i suoi frequentatori sono cambiati. Non più punto di partenza per le ascese più impegnative ma bensì punto d’arrivo per le gite quotidiane degli escursionisti amanti dell’aria fresca.
Il lusso nei rifugi è la ricerca di qualcosa di semplice, libero dai surplus della vita di città; un ambiente sicuro, il calore di un caminetto, un piatto della tradizione e l’accoglienza del gestore. Oggi la tecnologia e le infrastrutture hanno reso accessibile luoghi abbandonati, togliendo all’escursionista la sensazione di conquista.
Questo ha portato a sviluppare le strutture dei rifugi trasformandoli in alberghi di montagna per ospitare un gran numero di turisti.
Come si affronta una progettazione d’alta quota? Trasformare uno spazio inabitabile da condizioni climatiche e geologiche significa individuare i limiti e saper spingersi oltre o fermarsi, avendo rispetto per la natura e per la storia. Il progettista deve essere responsabile, saper progettare in modo sostenibile, rispettoso e non impattante. A livello architettonico è sempre più acceso il dibattito tra conservatori e innovatori, tra tradizione e modernità. Baite in legno che copiano i primi ricoveri o strutture futuriste distaccate dall’immaginario collettivo? Forme mimetiche che ridisegnano lo skyline roccioso o rifugi spaziali visibili a lunga distanza come punti di riferimento?
Ogni progetto è caratterizzato dalla specificità del luogo e dalla singola situazione geografica, culturale ed economica. La storia va esaltata e rispettata ma non va rinnegato lo sviluppo tecnologico attuale

Tesista: Potrich Linda
Relatore/i: prof. ing. Maurizio Costantini, prof. ing. Antonio Frattari
Co-Relatore/i:
Università: Università degli Studi di Trento
Anno accademico: 2015/2016
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