Dopo 34 stagioni, Sandro Bado ha lasciato la conduzione del rifugio al Colle del Nivolet

di GIANMARIA CAPELLO

A fine 2020 Sandro Bado ha concluso la sua 34° stagione al Città di Chivasso, presso il Colle del Nivolet, nel cuore del Parco nazionale del Gran Paradiso (2603 m). La struttura, voluta e trasformata da casermetta in accogliente rifugio dal CAI della Sezione di Chivasso (Torino), dell’allora presidente Guido Muzio, fu inaugurata nel 1950. Sino al 2010, il CAI l’ha avuta in concessione prima dal Demanio militare e successivamente dalla Regione Valle d’Aosta, che l’ha poi ceduta al Comune di Valsavarenche.

A volte le coincidenze non sono tali. Proprio nel 1950, in un piccolo paese vicino a Treviso, nasceva Sandro Bado. La sua famiglia per motivi di lavoro si trasferisce in Piemonte: Bardonecchia prima, Torino poi. Per raccontare l’intera vita di Sandro occorrerebbe più di un libro, figuriamoci condensarla in queste poche righe, ma è importante almeno evidenziare la passione ed attaccamento al “suo” rifugio.

La montagna ha profondamente segnato la sua vita; è stato anche istruttore alla mitica Scuola di Alpinismo Gervasutti di Torino e l’insegnamento scolastico ha caratterizzato il percorso professionale di Sandro. Nel 1987 la svolta; dopo alcuni anni d’insegnamento decide di provare a gestire il rifugio Città di Chivasso. Così da allora ogni anno ha condotto e “custodito” la struttura al Colle del Nivolet, sia nel periodo dello scialpinismo (nella foto a fianco, Sandro alla Croce di Rolley, scendendo dopo l’apertura primaverile) che in quello estivo con la strada sgombra dalla neve; ma i suoi ospiti preferiti sono sempre stati quelli che, con fatica, soprattutto stranieri, arrivavano a piedi al rifugio.

Se non è un record sulle Alpi occidentali poco ci manca: oltre trent’anni di presenza. La Sezione di Chivasso ha cambiato da allora una mezza dozzina di presidenti ma Sandro, accompagnato da passione e fermezza, ha resistito ed ha custodito la struttura in modo encomiabile. Oltre trent’anni di conduzione segnati da incontri non solo con i frequentatori, ma soprattutto con i ragazzi che lo hanno affiancato al rifugio. E la reunion del 18 settembre 2016 per festeggiare il 30° anno di gestione, alla presenza di decine di partecipanti, è stata la testimonianza dell’affetto reciproco tra un rifugista autorevole, “autoritario” e coerente, ed i suoi collaboratori.

Ora per i settant’anni del rifugio, ed anche di Sandro, qualcosa cambierà, forse… Ma tra quei solidi muri di pietra tappezzati di libri – nel 2002 fu inaugurata lassù una vera e propria biblioteca, altra testimonianza della sua caparbietà e visione – rimarrà ancora per lungo tempo l’eco di quella che amichevolmente i ragazzi hanno chiamato “badizzazione”. E lui, in qualche buen retiro in montagna, li aspetterà per una chiacchierata e un caffè, accompagnato dall’immancabile sigaretta.

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