La scomparsa di Lorenzo Scandroglio e il congedo di Egidio Bonapace

 

Lo ribadiamo sempre, durante i nostri confronti pubblici. Non ci piace chiamarli “gestori”: un termine impersonale, asettico, che ricorda qualcosa di meramente amministrativo, freddamente organizzativo. Preferiamo chiamarli rifugisti, o custodi. Coloro che meritano tale appellativo sono quelli che vivono il loro impegno come una vocazione; per alcuni, si tratta di una vera e propria missione. Perchè saranno importanti la qualità dello spazio e il comfort che ci trasmette un rifugio, ma il ricordo della nostra permanenza lassù sarà indelebilmente segnato dal tipo di accoglienza riservataci dal “padrone di casa”, nonchè dal tipo di relazione che s’instaura con lui.

Qualche anno fa abbiamo dedicato ai rifugisti un numero monografico del nostro Magazine. Era composto di una serie di ritratti di figure emblematiche, al servizio di vari rifugi alpini dal Piemonte al Friuli. Tra questi c’era anche Lorenzo Scandroglio, prematuramente scomparso il 15 luglio per un’emorragia cerebrale all’età di 52 anni. Nato a Gallarate ma residente nell’Ossolano, era scrittore, giornalista (caporedattore di “Alp” all’inizio degli anni 2000), traduttore. Tra i fondatori del Festival “Letteraltura” a Verbania, era soprattutto un grande amante dell’esperienza montana in tutte le sue forme, nonché volontario del soccorso alpino. Così, con la compagna e guida alpina Cecilia Cova, nel 2011 compie il grande passo: la presa in carico del rifugio Miryam all’alpe Vannino in val Formazza (2050 m), con la sfida di accrescerne la frequentazione con varie iniziative, nonché tenerlo aperto anche durante tutta la stagione invernale. Recentemente si era poi trasferito al rifugio Città di Arona, nel Parco naturale dell’Alpe Veglia e dell’Alpe Devero (1750 m).

Incontro degli studenti dell’Università di Trento con Egidio Bonapace presso il rifugio Gardeccia

Per lasciar spazio alle nuove generazioni, dopo quasi dieci anni si congeda invece dalla custodia del rifugio Giovanni Segantini in val d’Amola (2373 m) Egidio Bonapace, figura carismatica non solo nell’ambiente trentino, guida alpina e già presidente del Trento Film Festival, oltre che accademico del CAI. Parallelamente alla scalata delle vette di mezzo mondo, e alla conoscenza da vicino delle varie genti e culture che popolano le montagne di tutti i continenti, quasi trent’anni fa Bonapace si è preso in carico il rifugio Giorgio Graffer nelle Dolomiti di Brenta (2261 m), per poi passare al ben più remoto rifugio Segantini. Il fabbricato storico del 1901, ancora esistente (e affiancato dal nuovo edificio del 1977), è la migliore testimonianza sopravvissuta della peculiare tipologia edilizia “a cubo”, messa a punto dalla Società Alpinisti Tridentini a inizio Novecento. In qualità di presidente dell’Accademia della Montagna, a lui si deve inoltre il coinvolgimento di docenti e studenti dell’Università di Trento sul tema del progetto dei nuovi rifugi e dell’adeguamento di quelli esistenti, attraverso apposite lezioni ed esercitazioni accademiche che, negli anni scorsi, hanno visto anche il diretto apporto della nostra associazione.